OMEOPATIA

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Omeomesoterapia. Quando l' Agopuntura incontra la Mesoterapia

Pubblicato il 16 maggio 2016 alle 10.45

L’omeomesoterapia è una nuova tecnica terapeutica che si avvale di due metodiche: agopuntura e mesoterapia.

 

L’agopuntura, componenete della Medicina Tradizionale Cinese, ripristina il corretto flusso energetico vitale mediante l’affissione di piccoli aghi su punti cutanei chiamati agopunti. La mesoterapia prevede l’iniezione di sostanze omeopatiche nel sottocute: si è visto che alcuni rimedi omeopatici, se iniettati in determinati agopunti, svolgono una più amplificata azione terapeutica con effetto positivo quasi immediato.

 

Unendo quindi le due metodiche, si ottiene un risultato più efficace che praticando le due tecniche disgiunte. Le malattie che si possono trattare sono molteplici ma bisogna stare attenti in quanto un rimedio va sempre testato kinesiologicamente.

 

Tramite la kinesiologia, si arriva a fare una diagnosi precisa, si sa da che organo parte il problema per il quale il paziente si rivolge a noi, si fanno terapie personalizzate e si è sicuri di somministrare in quel momento a quel paziente ciò che c’è di meglio per avviare il processo di guarigione.

Per tutto questo si utilizzano fiale test che contengono i principi terapeutici e quando il muscolo testato diventa forte, abbiamo trovato la terapia personalizzata che ci permetterà di stabilire il numero di sedute, le modalità di somministrazione, l’ora di assunzione dei farmaci e la durata della cura.



 

Caso clinico: donna di mezza età, si presenta per dolore persistente che da qualche tempo compare sul lato esterno delle ginocchia. Obiettività ed esami radiografici negativi.

Testata con la kinesiologia, risulta che il problema risale allo stomaco e che il dolore alle ginocchia è solo una proiezione del meridiano dello stomaco che passa dalle ginocchia stesse.

 

Nell’attesa di una gastroscopia (che ha poi dimostrato la presenza di una gastrite antrale asintomatica), viene posta nel frattempo in terapia con Nux Vomica in gocce e Omeomesoterapia, la paziente in poche sedute è guarita.

 

I vantaggi di questa terapia sono innanzitutto l’elevata biodisponibilità dei rimedi, l’assenza di effetti collaterali, la personalizzazione della cura e la possibilità di curare nella stessa seduta diverse patologie contemporaneamente in quanto, una volta fatta la diagnosi, si può preparare un cocktail di rimedi naturali che andremo ad iniettare negli agopunti appropriati.

 

La Medicina Biologica, cosciente che ogni organo è rappresentato in ogni piccola parte di ogni apparato, valorizza l’unità psicofisica dell’uomo dove il tutto è compreso nell’unità e l’unità fa parte del tutto: si capiscono così le corrispondenze che testimoniano un controllo sublime del corpo umano.

 


La Floriterapia Australiana nei Disturbi d'Ansia

Pubblicato il 16 maggio 2016 alle 10.35

I DISTURBI D’ANSIA

 

I disturbi di ansia sono i più comuni, o i più frequenti fra i disordini mentali.

 

Comprendono un gruppo di manifestazioni che includono l’ansia estrema o patologica, così come la depressione dell’umore e/o la facile impressionabilità.

 

L’ ansia, che può essere intesa come la controparte patologica del timore normale, è caratterizzata dalla disorganizzazione dell’ umore, così come del pensare, del comportarsi e delle correlate attività fisiologiche.

 

CLASSIFICAZIONE (DSM IV-R)

 

Disturbo di Panico Senza Agorafobia

Disturbo di Panico Con Agorafobia

Agorafobia Senza Anamnesi di D. P.

Fobia Specifica

Fobia Sociale

Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Disturbo Post-traumatico da Stress

Disturbo Acuto da Stress

Disturbo d’Ansia Generalizzato

Disturbo d’Ansia Dovuto a…

Disturbo d’Ansia Indotto da Sostanze

Disturbo d’Ansia NAS



ATTACCO DI PANICO

 

Un periodo preciso di paura o disagio intensi, durante il quale quattro (o più;) dei seguenti sintomi si sono sviluppati improvvisamente ed hanno raggiunto il picco nel giro di 10 minuti:

 

palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia

sudorazione

tremori fini o a grandi scosse

dispnea o sensazione di soffocamento

sensazione di asfissia

dolore o fastidio al petto

nausea o disturbi addominali

sensazioni di sbandamento, di instabilità

derealizzazione o depersonalizzazione

paura di perdere il controllo o di impazzire

paura di morire

parestesie

brividi o vampate di calore.



ANSIA

 

Il termine «ansia» è di uso quotidiano, tanto da essere di frequente impiegato per indicare un vasto numero di stati emotivi che non sempre coincidono con ciò che a livello scientifico si intende con questo termine

 

L’ansia è uno stato di attesa apprensiva, con anticipazione di eventi negativi mal definiti verso i quali il soggetto si sente indifeso e impotente.

 

In condizioni normali, l’ansia costituisce una reazione di difesa dell’organismo, volta ad anticipare la percezione del pericolo prima che questo sia chiaramente identificato.

 

L’ansia è un sintomo comune e normale di fronte a situazioni traumatiche.

 

L’ansia diviene patologica quando esiste sproporzione tra la portata dello stimolo ansiogeno esterno e l’ampiezza dell’effetto emotivo risultante oppure quando lo stimolo ansiogeno è collegato a una situazione di per sé niente affatto pericolosa.

 

L’ansia si caratterizza per la presenza sia di sintomi psichici che di sintomi fisici:

 

apprensione

irrequietezza ed impazienza

senso di paura e previsione di pericolo

affaticabilità

distraibilità

difficoltà a concentrarsi

disturbi della memoria

insonnia

irrequietezza motoria

tremori

palpitazioni

senso d’oppressione toracica

senso di mancanza d’aria

senso di vertigine

sudorazione

bocca secca

affaticabilità fisica

nodo alla gola

nausea

anoressia

disturbi gastro-intestinali

pollachiuria

cefalea tensionale



DEPERSONALIZZAZIONE

 

La Depersonalizzazione è un’alterazioni della coscienza dell’Io.

 

Nella accezione più seguita il concetto di depersonalizzazione è inteso come la esperienza di distacco e di estraneità, vissuta dal soggetto, nei confronti della propria interiorità psichica, del proprio corpo, del mondo esterno, come se si incrinasse la naturale articolazione dell’Io verso questi tre poli.

 

A seconda che il soggetto avverta come estraneo il suo Io psichico, il suo corpo o la percezione del mondo esterno, si parla rispettivamente di:

 

Depersonalizzazione autopsichica

 

Il soggetto si sente cambiato, diverso, impersonale e vago.

 

Il sentimento della esistenza si affievolisce e giunge a gradi estremi di alterazione senza peraltro mai annullarsi del tutto:

 

“la negazione dell’esistenza presuppone sempre una esperienza di esserci più o meno oscura” (Schneider).

Viene vissuta l’esperienza per cui la propria vita psichica o alcuni aspetti di essa evocano un sentimento di estraneità e di non appartenenza all’Io.

Si associa un colorito affettivo spiacevole, per lo più ansioso e non di rado il soggetto manifesta il timore di impazzire.

 

Depersonalizzazione somatopsichica

 

Indica un sentimento di estraneità del proprio corpo (Sè fisico) o di parti di esso.

Il corpo o parti di esso sono esperiti come distaccati, estraniati dal resto del Sè, non più appartenenti all’Io.

Questa esperienza può accompagnarsi a sensazioni di cambiamento o di trasformazione (di volume, di forma, di numero) degli organi.

 

Depersonalizzazione allopsichica o derealizzazione

 

E’ l’ambiente a divenire estraneo, irreale, non più familiare per l’individuo.

La persona che li sperimenta riferisce spesso frasi di questo genere:

“Mi sembra di comportarmi come un automa“

 “E’ come se fossi in trance ma facessi normalmente tutte le cose quotidiane“

 “E’ come se una parte di me, del mio pensiero, fosse assente”

 

La ricorrenza, in tali descrizioni, del “Mi sembra” e del “Come se…” è tipica di chi vive uno stato

di ansia “dispercettiva” (che altera le percezioni) e cerca di descriverlo.

 


PAURA

 

La paura è un’emozione che coinvolge l’organismo nella sua globalità e viene attivata da una particolare situazione stimolo circoscritta.

 

Questa situazione di paura porta, da un lato a stati di tensione somatica ed agitazione (aumento del ritmo cardiaco, sudorazione, piloerezione etc.), dall’altro a difficoltà propriamente psicologiche quali una disorganizzazione cognitiva emotiva, come ad esempio il ricordare eventi del passato, o difficoltà a collegare pensieri ed idee.

 

E’ utile una distinzione tra paura ed ansia che vengono generalmente distinte in base al tipo di stimoli che sono in grado di provocare.

 

Mentre l’ansia è una sensazione sgradevole crescente senza un’apparente e definita situazione stimolo, la paura viene provocata da una situazione ben definita, esempio “un cane ringhioso che insegue una persona”.

 

AGORAFOBIA

 

Sensazione d’ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto.

 

I timori agorafobici riguardano tipicamente situazioni caratteristiche che includono essere fuori casa da soli; essere in mezzo alla folla o in coda; essere su un ponte e il viaggiare in autobus, treno o automobile.

 

Le situazioni vengono evitate (per es., gli spostamenti vengono ridotti) oppure sopportate con molto disagio o con l’ansia, o viene richiesta la presenza di un compagno.

 

FLORITERAPIA DELL’ATTACCO DI PANICO ( coi Fiori Australiani ) 

 

Angelswords

Crowea

Dog rose of wild force

Fringed violet

Grey spider flower

Billy goat plum

Sundew

Waratah



DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATA

 

Considerato come una categoria residua fino a qualche anno fa, il Disturbo d’Ansia Generalizzato (GAD) è entrato a pieno titolo tra le patologie psichiatriche solo recentemente ed è caratterizzato dalla presenza di ansia persistente ad andamento cronico.

 L’attesa apprensiva (tensione psichica, preoccupazione) con anticipazione pessimistica di eventi disastrosi per sé o per i propri familiari rappresenta il sintomo cardine del disturbo, a cui si accompagnano sintomi collegati multipli .

 L’ansia e la preoccupazione sono associate:

 

Irrequietezza, o sentirsi tesi o con i nervi a fior di pelle

Facile affaticabilità

Difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria

Irritabilità

Tensione muscolare

Alterazioni del sonno (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno o sonno inquieto e insoddisfacente).



I pazienti affetti da questo disturbo appaiono cronicamente ansiosi ed apprensivi, versano in uno stato di eccessiva preoccupazione per le circostanze quotidiane che comporta una condizione di allarme ed ipervigilanza tale da rendere la vita “impossibile“.

 «Non posso più accendere il televisore, si sentono tante brutte notizie, ho la sensazione che possano capitare anche a me».

 «Mi riesce difficile anche uscire, devo fare uno sforzo notevole per non pensare a mio figlio che è a scuola, potrebbe succedergli qualcosa»

 «Sono terrorizzato ogni qualvolta sento la sirena di un’ambulanza, penso che possa essere successo qualcosa di terribile ad un mio familiare».

 


FLORITERAPIA DELL’ANSIA E DELLO STRESS ( coi Fiori Australiani ) 

 

Crowea

Black-eyed susan

Boronia

Bottlebrush

Bush fuchsia

Jacaranda

 

Scarica gratuitamente il corso di floriterapia:


http://issuu.com/elabora/docs/corso-floriterapia-1?e=4190572/12453644


 

 

La Mesoterapia

Pubblicato il 16 maggio 2016 alle 00.55

La mesoterapia (anche intradermoterapia distrettuale) è una pratica medica che consiste nell’inoculazione intradermica distrettuale e/o loco regionale di piccole quantità di sostanze, siano esse farmaci classici oppure prodotti fitoterapici od omeopatici.

 



La mesoterapia, spesso utilizzata nell’ambito della medicina estetica, è una tecnica ideata nella seconda metà del XX secolo da un medico francese, Michel Pistor, il quale pensò di utilizzare determinati farmaci tramite iniezioni intradermiche sia per limitarne gli effetti collaterali, sia per incrementarne la distribuzione diretta nella zona in cui è presente il processo patologico. La nascita ufficiale della mesoterapia viene datata 1958. Secondo il suo ideatore i capisaldi della tecnica mesoterapia sono tre: poco, raramente e nel punto giusto.

 

Il termine mesoterapia trae origine dal fatto che l’iniezione dei principi curativi viene effettuata nel mesoderma, la lamina cellulare, posta fra ectoderma ed endoderma, dalla quale risultano derivate, in condizioni di sviluppo definitive, numerose strutture del corpo umano fra le quali ricordiamo, a mo’ di esempio, i tessuti osseo, cartilagineo e connettivo.

 



Dal momento della sua nascita, la mesoterapia ha incontrato notevoli favori, ma ha anche suscitato diverse perplessità, legate soprattutto alla mancanza di studi che dimostrassero inequivocabilmente la sua efficacia. Tali perplessità non sono ancora scomparse tant’è che, nel 2011, in Francia, l’HAS (Haute Autorité de Santé;), ovvero il Ministero del Lavoro e della Salute, emise un decreto legge che vietava alcuni metodi di dimagrimento localizzati effettuati con tecniche quali ultrasuoni, laser, infrarossi, radiofrequenze e mesoterapia.

C’è anche da dire, sempre sul fronte delle perplessità, che attualmente non sono reperibili in commercio preparazioni farmaceutiche espressamente indicate per l’utilizzo con la tecnica mesoterapica e pertanto è necessario ricorrere alle formulazioni studiate per le inoculazioni per via endovenosa utilizzando diluizioni che vengono variate a seconda del farmaco utilizzato.

( Nessun problema invece, di alcun tipo, se si utilizzano per questa pratica rimedi omeopatici iniettivi in fiale di soluzione fisiologica ! )

 

I farmaci utilizzati variano, ovviamente, a seconda del tipo di patologia da trattare; i principali sono gli antinfiammatori, gli antiedemigeni, i capillaro-protettivi, i revitalizzanti cutanei ecc.

 

Un ciclo di cura, che viene sempre preceduto da un test cutaneo di sensibilità alle sostanze che verranno utilizzate, varia normalmente dalle 8 alle 15 sedute, una per settimana, e prevede inoltre un numero variabile da casa a caso di richiami a cadenza mensile che hanno lo scopo di stabilizzare i risultati ottenuti e ridurre le possibilità di recidive.

 

La somministrazione dei principi curativi

 

La mesoterapia, come detto, consiste in un’iniezione intradermica di farmaci; tale iniezione viene praticata tramite appositi aghi che possono avere lunghezze diverse (generalmente 4, 6 e 12 mm) e un diametro di 0,4 mm; sono i cosiddetti aghi di Lebel e gli aghi utilizzati per la scleroterapia delle teleangectasie.

 



 I fautori della mesoterapia sostengono che questa metodica presenta diversi vantaggi rispetto alla somministrazione sistemica; rispetto a quest’ultima, infatti, la somministrazione mesoterapica richiede dosaggi inferiori e minore tempo per espletare la propria azione che risulterebbe essere anche più duratura. Altri vantaggi consisterebbero in un ridotto coinvolgimento di altri tessuti e nella diminuzione del rischio di eventi avversi o di effetti collaterali.

 

Per contro, c’è da dire che la mesoterapia non può sostituire in toto la tradizionale via sistemica in quanto i trattamenti mesoterapici possono essere praticati in un limitato numero di patologie; non tutte le condizioni patologiche, infatti, rispondono in modo positivo (o non rispondono affatto) all’intradermoterapia distrettuale, un trattamento che è comunque superficiale.

 

L’iniezione può essere effettuata utilizzando un iniettore singolo oppure un multi-iniettore che può contenere fino a 18 aghi.

 




Mesoterapia: le indicazioni

 

La mesoterapia viene indicata in diversi ambiti, in particolar modo in medicina sportiva, flebologia, terapia del dolore, dermatologia e medicina estetica.

 

Per quanto riguarda la medicina sportiva, fra le indicazioni principali vi sono contusioni, distorsioni, lesioni da sforzo e tendinopatie.

 

In flebologia si fa ricorso alla mesoterapia soprattutto per trattare le insufficienze venose o linfatiche degli arti inferiori, le sindromi post-trombotiche, i flebolinfedemi, le ulcere flebostatiche, gli eczemi varicosi, le ipodermiti e le flebiti superficiali.

 

Per quel che riguarda la terapia del dolore, la mesoterapia trova indicazioni nel trattamento di varie condizioni patologiche quali coxalgie, gonalgie, rachialgie, rizoartrosi, artrosi delle mani, cefalea muscolo-tensiva, cervicalgie, torcicollo, periartrite scapolo-omerale, fibromialgia, lombosciatalgie e nevralgie.

 

 

In ambito dermatologico si ricorre alla mesoterapia per trattare acne, cheloidi, cicatrici ipertrofiche, alopecia areata e alopecia seborroica.

 

In medicina estetica, infine, la mesoterapia viene consigliata per trattare le adiposità localizzate e la panniculopatia edematofibrosclerotica (sicuramente più nota come cellulite), per la correzione delle rughe (tramite iniezione di filler) ecc.

 

Effetti collaterali

 

Come nel caso di tutte le terapie iniettive, anche la mesoterapia è una pratica di tipo invasivo e non scevra da eventi avversi o effetti collaterali locali e/o sistemici, anche se le problematiche di questo tipo sono generalmente di lieve importanza. Talvolta, dopo il trattamento, la cute può presentare dei pomfi causati dalle rotture dei vasi sanguigni provocate dagli aghi; tali lesioni tendono a scomparire nel giro di poche ore. Talvolta, allo scopo di prevenire la formazione di lividi, vengono somministrati salicilati (per esempio l’aspirina).

 

La formazione di cicatrici ipopigmentate è un evento raro, ma potrebbe verificarsi nel caso di iniezioni effettuate in modo non del tutto corretto; ancora più rara la formazione di cicatrici iperpigmentate. Questi fenomeni comunque sono reversibili e nel giro di poche settimane non resta di loro più alcuna traccia.

 

L’alterazione della sensibilità cutanea nella zona trattata è un fenomeno frequente, ma di solito dura pochi minuti.

 

Controindicazioni

 

I trattamenti con mesoterapia sono controindicati nel caso di soggetti affetti da AIDS, diabete, infezioni ematiche, leucemia e patologie cardiache. Non devono inoltre sottoporsi a questo tipo di trattamento coloro che assumono eparina o che in passato sono stati sottoposti a trattamenti chemioterapici o radioterapici per la cura di neoplasie.

 

La mesoterapia è controindicata anche alle donne in stato di gravidanza e a quelle che allattano.

Le Costellazioni Familiari

Pubblicato il 16 maggio 2016 alle 00.45

Le Costellazioni Familiari secondo Bert Hellinger ( * ), sono assai diffuse nei paesi di lingua tedesca ed ora cominciano ad essere conosciute nel resto del mondo per la profondità e l'efficacia. Vengono utilizzate nei più disparati campi della vita associata, laddove esistono dei sistemi, per questo si chiamano anche Costellazioni sistemico-fenomenologiche.

 



Efficacissime nella terapia familiare, di gruppo, di coppia, individuale, nella scuola, negli ospedali, negli uffici, in azienda, nelle carceri, la loro caratteristica principale è quella di fare riferimento agli "ordini dell'amore" e alle forze guaritrici delle origini del sistema familiare.

 

 

"Ogni essere umano è parte di un tutto chiamato Universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i sentimenti come qualcosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione attraverso l'allargamento del nostro circolo di conoscenza e comprensione, sino ad includere tutte le creature viventi e l'interezza della natura nella sua bellezza." A. Einstein.

 

Spesso la nostra vita viene condizionata da destini e sentimenti che non sono veramente nostri, anche malattie gravi, desiderio di morte, problemi sul lavoro possono essere dovuti a grovigli sistemici familiari che vengono portati alla luce attraverso il processo delle Costellazioni.

Sembra che continui ad agire dentro di noi una struttura arcaica, cieca e inconscia, preposta alla coesione e all'appartenenza nel sistema familiare. Per questo, se in una famiglia è stato dimenticato un membro o escluso, per questa legge inconscia, un altro membro giovane, di generazioni successive, che nulla sa di questo suo predecessore, porterà su di sé il destino di questi e cercherà di seguirlo nella sua tragica sorte.

 

Cosa sono:

 

Le Costellazioni Familiari, messe a punto da Bert Hellinger consentono di scoprire, portare alla luce e sciogliere "irretimenti" familiari che si trasmettono di generazione in generazione e che sono causa di malattie e disturbi psichici e fisici.

 



Rappresentano dunque un valido contributo per affrontare varie problematiche, siano esse relazionali, professionali o legate a malattie.

 

Per cogliere appieno il significato di questo approccio è importante assumere una prospettiva sistemica. In un sistema il singolo non è importante di per sé ma in funzione di qualcosa di più grande, il sistema appunto. Esistono tanti sistemi, quello che ci viene in mente subito è l'ecosistema, di cui si parla molto, c'è anche un sistema azienda, un sistema famiglia e così via.

 

Sembra che in ogni sistema ci siano delle forze assai potenti per cui il singolo è per così dire responsabile per la parte che gli compete, spesso a sua insaputa, del funzionamento del tutto. Un altro esempio è il sistema assai complesso dell'organismo vivente.

 

E' abbastanza intuitivo pensare che da certi sistemi si possa uscire, per esempio da una associazione sportiva e da altri no, primo fra tutti l'ecosistema ma anche il sistema familiare.

 

Nella terapia familiare l'individuo allora non è mai preso come elemento isolato ma inserito in un determinato contesto di relazioni, questo permette di trovare legami e connessioni quasi sempre inconsci, con destini difficili nel sistema-famiglia.

 

Attraverso il metodo delle Costellazioni Familiari possiamo allora rendere consapevoli certi processi destinati normalmente a restare e agire nell'oscurità e nello stesso tempo ristabilire il collegamento con le forze vitali delle origini, in accordo e all'unisono con gli "ordini dell'Amore".

Gli "ordini dell'Amore":


 


Nella pratica delle Costellazioni Familiari è emerso che esistono in ogni sistema familiare degli ordini strutturali fissi per mantenere in equilibrio il sistema e provvedere alla sua sopravvivenza. Bert Hellinger ha dato loro il nome di "Ordini dell'Amore" ovvero ciò che crea l'appartenenza al clan e ne garantisce la sopravvivenza dei suoi membri. Si tratta di una componente arcaica della struttura familiare tanto potente da indirizzare i destini dei singoli e influire in modo incisivo nella vita di tutti noi. Questi ordini sono dati, così come esiste un ordine, seppure in continua trasformazione, nel sistema stellare, così esiste un ordine nel sistema familiare. Da qui il termine Costellazioni Familiari.

 

Nel sistema familiare vige un senso dell'ordine e dell'equilibrio, la coscienza del clan, per cui ogni torto fatto ad un predecessore deve essere compensato da un successore. Questa coscienza si fa carico delle persone escluse e dimenticate dalla nostra anima e non si arrende fino a che non viene ridato, all'escluso, un posto e la dignità nel nostro cuore.

 



Quindi, finchè una persona è esclusa o dimenticata, nel sistema agisce una pressione affinché un successore in qualche maniera ne difenda i diritti, identificandosi con lui, a volte imitandone il destino negativo come una malattia o la morte precoce. Si parla allora di "irretimento".

Senza elencare tutti gli Ordini dell'Amore, ci limitiamo qui a fare alcuni esempi che riguardano questa "Coscienza familiare cieca" che regola l'equilibrio di compensazione fra i vari membri.

 

Una signora in un seminario racconta la sua ansia per via delle tendenze suicide della figlia che da qualche settimana si fanno sempre più frequenti, nella rappresentazione del sistema familiare emerge che la prima moglie del nonno della signora è morta di parto.

 

Questo avvenimento in una famiglia è vissuto con tale drammaticità che si tende a rimuovere i sentimenti e la consapevolezza ad esso collegati, così la donna viene dimenticata, anche se proprio con la sua morte ha fatto posto ad un'altra persona(la seconda moglie). Non viene però dimenticata dall'istanza interiore della famiglia per cui risulta che la signora e la figlia sono identificate con questa donna morta di parto di cui magari non hanno mai saputo nulla.

 

La figlia inoltre, con i suoi tentativi di suicidio, sembra portare in atto , per amore, la tendenza "lo faccio al posto tuo", per trattenere la madre in vita.

 

La soluzione è possibile quando la prima moglie viene rimessa in scena e onorata nel suo sacrificio e quando la figlia non cerca più di sostituirsi alla madre e al suo destino.

 

Un'altra signora racconta di incidenti continui del giovane figlio, nella messa in scena della costellazione familiare emerge che la donna è stata precedentemente fidanzata ad un giovane scomparso in guerra e dimenticato, così il figlio tenta inconsciamente di seguirlo nel suo destino, la soluzione in questo caso è molto chiara, ci si inchina profondamente davanti al rappresentante del fidanzato dicendo: "Tu hai un posto nel mio cuore, e rimani il primo, mi sono sposata e ho questo figlio, guardaci benevolmente".Queste si chiamano Frasi risolutrici.

 

Quindi, per amore ci si ammala e spesso si muore anche, un amore cieco e arcaico che colpisce, è il caso di dirlo, proprio i membri più fragili, i bambini. I bambini non possono sottrarsi a questa istanza, loro farebbero tutto per i genitori e la coesione del nucleo familiare.

 

In un libro curato da Gunthard Weber, uno dei più noti terapeuti di Costellazioni in Germania, che ha seguito passo passo il lavoro di Bert Hellinger, si racconta di un padre affranto dalla disperazione per aver una volta rimproverato il figlio che poi si impicca la notte seguente.

 

A distanza di anni il padre ricorda improvvisamente che, prima del rimprovero, un giorno a pranzo aveva annunciato l'arrivo di un fratellino e il figlio aveva esclamato preoccupatissimo: "ma non c'è abbastanza posto", quindi si era ucciso per far posto.

Le Violazioni agli Ordini dell'Amore:

 

Finchè gli Ordini dell'Amore vengono rispettati e seguiti , possiamo vivere con serenità le nostre relazioni e la vita sarà senza gravi difficoltà o problemi.

Se gli Ordini dell'Amore non vengono rispettati, ci saranno conflitti e problemi nelle relazioni, ci potranno essere anche conseguenze molto gravi come malattie fisiche e psichiche e la morte.

 

I Bambini:

 

I bambini sono i più colpiti dalle violazioni degli Ordini dell'Amore, essi non si possono difendere; nei sistemi familiari i bambini sono quelli che amano di più: pur di mantenere l'appartenenza e la coesione del nucleo, sono pronti a sacrificare tutto, compresa la vita. Spesso si ritrovano immischiati in una situazione di arroganza e superiorità, lo fanno per amore quando cercano di riappacificare i genitori o sostituirsi ad uno di loro. Spesso credendo di far bene si mettono dalla parte di uno dei genitori o addirittura svolgono il ruolo di amici e confidenti.

 

L'Ordine però non può essere violato, nemmeno per amore. Il senso di equilibrio che abbiamo nell'anima è più forte di questo amore , l'equilibrio si mette dalla parte dell'ordine, anche a costo della felicità e della vita. La soluzione allora è prendere coscienza dell'Ordine e seguirlo con amore e umiltà.

 

La coscienza del sistema familiare pretende un equilibrio e i bambini sono legati a ciascuno dei suoi membri. Essi provano un profondo senso e bisogno di appartenenza al proprio sistema familiare. Cercando di salvare qualcuno, si sentono in armonia con se stessi e la famiglia. Credono di realizzare qualcosa di utile e si sentono così in diritto di mantenere la propria appartenenza. Poco importa poi se questo processo procura loro un danno o mette in pericolo la loro vita.

 

La convinzione inconscia di poter guarire una persona amata sacrificando la propria salute o di poter restituire la vita offrendo la propria trova la sua origine nel pensiero magico che fa parte della nostra evoluzione.

 

Se poi questo processo verrà smascherato, se la persona prende coscienza dell'irretimento, non potrà più agire come prima, comprendendo che il proprio sacrificio non porterà alcun vantaggio, anzi aggiungerà altro dolore al dolore.

 

Soluzioni

 

Le Costellazioni Familiari sono orientate alla soluzione più che all'analisi del problema, possono quindi rivelarsi utili per portare alla luce irretimenti inconsci che rendono difficile la vita di coppia, e le relazioni in genere, per alleviare situazioni difficili legate a divorzi, separazioni, adozioni, morti precoci, aborti, bambini difficili, ecc., per attenuare e comprendere disturbi fisici e psichici di ogni genere, per trovare soluzioni a difficoltà legate al lavoro e alla professione.



*Bert Hellinger è nato nel 1925, ha studiato filosofia, teologia e pedagogia. Ha lavorato per 16 anni in un ordine missionario cattolico dagli Zulu in Sudafrica.

In seguito è diventato psicoterapeuta e nel corso delle sue esperienze con le Dinamiche di Gruppo, la Terapia del Primal, della Getsalt, l'Analisi Transazionale,, la Terapia Familiare, l'Ipnosi Ericksoniana, la PNL, ha perfezionato il proprio metodo delle Costellazioni Familiari con cui è diventato famoso in Germamia, Austria e Svizzera.

 



Bert Hellinger parte dal principio che il metodo fenomenologico e di conseguenza le costellazioni familiari, non possa essere insegnato ma derivi dall'allenamento e dall'esperienza. Questo perché non si tratta di trasmettere un sapere ma di esporsi ai fenomeni, senza alcun obiettivo stabilito o conoscenza preliminare.

 

Per questo Bert Hellinger non ha fondato scuole per l'insegnamento delle costellazioni, mantenendo a riguardo una prospettiva molto ampia e onnicomprensiva, nulla di monpolistico o settario, tutto ciò almeno secondo le sue dichiarazioni rese in pubblico e riportate nei suoi libri.

Non si considera comunque l'inventore di un metodo ma come chi ha scoperto e descritto qualcosa che esiste comunque e che non gli appartiene:

"Quando qualcuno mi chiede l'autorizzazione per utilizzare qualcosa che ho detto o fatto, mi sento contrariata, come se fossi il padrone di queste scoperte, esse non hanno fatto altro che rivelarsi e appartengono a tutti. Ho semplicemente avuto delle intuizioni e sono felice se altri ne avranno".


www.ricerchedivita.it/it/costellazioni-familiari.php


www.hellinger.com/it/home/le-costellazioni-familiari/la-costellazione-familiare-una-panoramica/


Le cicatrici dell'anima

Pubblicato il 16 maggio 2016 alle 00.40


Cosa accade quando un trauma fisico colpisce l’organismo? La questione si chiude con la guarigione del “pezzo” colpito, o c’è dell’altro? Cosa rimane nell’unità psicobiologica dell’essere a testimonianza dell’evento traumatico?

 

L’essere umano ha una costituzione multidimensionale, vale a dire che non possiede solo una dimensione fisico-chimica (come il pensiero medico dominante crede), ma anche una dimensione emozionale, mentale, animica.

Parliamo di un’unità integrata, interconnessa, coerente e complessa. Parliamo insomma della vita.

Ora il tema che trattiamo in questa occasione è ciò che accade quando una lesione fisica interferisce con questa unità multidimensionale.

 

Andrea è in sala operatoria. È stato trasportato d’urgenza, la sua appendicite acuta rischia di diventare peritonite. C’è il dolore, ma anche la paura, una grande paura per la propria incolumità. Tutto il suo essere sente che è in gioco la sopravvivenza. Il clima intorno a lui è teso, drammatico, concitato. Viene velocemente anestetizzato, ma l’anestesia addormenta solo la parte cosciente di Andrea, non la consapevolezza profonda dell’organismo, che resta sempre viva e vigile, anche nel sonno. L’intervento viene eseguito con successo, si era arrivati appena in tempo, il pericolo è scongiurato. Questo salvataggio d’emergenza ha però un prezzo, l’interruzione dell’integrità corporea. Si è dovuto giocoforza incidere una struttura vitale estremamente complessa, fatta di tessuti cutanei, fasce muscolari, fibre nervose, vasi sanguigni, pareti viscerali. Il taglio ha spezzato la meravigliosa rete di comunicazione che unisce ogni cellula e ogni organo del corpo di Andrea.

Ora c’è un varco, una falla nella struttura, che va riempita d’urgenza e a tutti i costi. Il corpo non può ricostruire la tessitura originaria della zona del taglio, allora organizza una “toppa”, il tessuto cicatriziale appunto. Questo non è un tessuto funzionale come gli altri, ma è solo una grossolana “pezza” per turare la falla, ha solo una funzione cementante, ed altro non le si può chiedere. Il tessuto cicatriziale non è un tessuto ordinato, ma un ammasso caotico di cellule connettivali e collagene, che alla meglio cerca di riparare la lesione. Ma sappiamo che nessun rammendo è mai uguale alla stoffa originale...

 

Questo ha delle conseguenza non solo estetiche (che tralasciamo in questa sede), ma specialmente funzionali. Il comportamento di una cicatrice è differente da quello del tessuto circostante. Tanto per cominciare, già a livello della membrana cellulare le caratteristiche bioelettriche sono diverse: ogni cellula possiede una carica elettrica, o per meglio dire una differenza di carica fra l’esterno e l’interno della membrana, misurabile in circa 80 milliVolts. Le cellule traumatizzate e quelle cicatriziali hanno una polarità insufficiente, o instabile o addirittura invertita, quindi sono vive ma funzionano male, e la loro condizione di “fibrillazione” elettrica disturba il funzionamento delle cellule sane. Le fibre nervose nella zona della cicatrice possono entrare in una condizione di irritazione cronica, o perdere sensibilità, o divenire sensibili ai cambiamenti elettromagnetici (tipico il fastidio, come molti sanno, durante i “cambi di tempo”).

Questo dal punto di vista strettamente biologico. Ma torniamo al nostro amico Andrea, nello scenario operatorio. Ricordiamoci dello stato di paura e allarme, sia in lui che intorno a lui. Il taglio del bisturi in quel momento fa sì che quel preciso stato emozionale, con quella configurazione energetica così potente, si registri nel corpo insieme alla lesione fisica, proprio nella zona del trauma. Si crea una memoria dell’evento, una fotografia multidimensionale, fisica, emozionale, mentale, paragonabile ad un ologramma. La situazione è così precipitosa e grave che non vi è né modo né tempo per elaborarla emotivamente e intellettualmente: la priorità è la sopravvivenza. Così tutto quel marasma emozionale si legherà nel punto focale del trauma, quello che nel tempo diventerà la cicatrice. Quindi abbiamo ora una memoria, un vero e proprio file archiviato nel tessuto vivente. È, come già detto, una memoria olografica, multidimensionale:

 

fisica, il dolore, la morte delle cellule, la violazione dell’integrità corporea;

emozionale, ansia, paura, ecc.;

mentale, le convinzioni che sono legate all’evento, del tipo “non ce la farò”, “è stata colpa mia”, “sto per morire”, ecc.

Tutti questi elementi formano un mix che è la rappresentazione di come Andrea ha vissuto quell’esperienza. Ora l’importante è questo: la memoria psico-fisico-emozionale resta registrata localmente, ma per il principio olografico coinvolge l’interezza dell’organismo. E non viene più percepita a livello cosciente. Andrea ricorderà sì quell’evento come un momentaccio della sua vita, ma non si renderà conto di come tutto il non elaborato di quel momento influenzi la consapevolezza profonda del suo essere esattamente come fosse ora. È un blocco di dolore congelato, incistato, che non giunge alla coscienza critica, come fosse sempre sotto il pelo dell’acqua. Ma non senza conseguenze: l’azione di disturbo su tutti i livelli dell’essere è continua e sottile. È un’informazione patologica e patogena, e come tale potrà dare luogo ad ogni sorta di manifestazione sui vari piani dell’essere. Andrea potrebbe infatti cominciare a soffrire di qualche dolore cronico, una cefalea o una lombalgia, ad esempio. O potrebbe avvertire disturbi intestinali di vario genere. Sul piano emozionale, potrebbe cominciare a mostrare una leggera ansietà, o percepire un senso di calo energetico generale, o un senso di insicurezza verso la vita (ricordiamoci dell’elemento paura racchiuso in quella zona), con atteggiamenti vitali di evitamento/fuga, o di aggressività. O al contrario, potrebbe anche svilupparsi una anestesia emotiva, un blocco del sentire, e quindi piattezza emozionale, con viso inespressivo e blocco dell’affettività.

Dal punto di vista mentale poi, può accadere che il cervello di Andrea cominci ad elaborare delle strategie di difesa, che si traducono in convinzioni a supporto e giustificazione della nuova condizione, di tipo autolimitante: “detesto questo”, “non posso quell’altro”, “devo per forza questo”, “è pericoloso fare quest’altro”, ecc. Queste convinzioni orienteranno le sue scelte future, condizionando e limitando il suo percorso di vita.

 

Ora, dal punto di vista del pensiero medico dominante, Andrea “non ha nulla”. La cicatrice si è chiusa perfettamente, non si riscontrano segni oggettivi di qualche patologia, le analisi stanno a posto, insomma non si riesce a dare un nome alla condizione di Andrea. Quindi non ha un bel nulla. Punto.

Eppure la sua qualità di vita è cambiata. Vi sono modificazioni profonde e sottili. La sua capacità di elaborare stimoli e informazioni dall’ambiente è ora diminuita e distorta. Il funzionamento dei suoi organi, pur senza sfociare ancora in una lesione organica, è alterato: qualcosa è più di quello che deve essere, qualcos’altro meno. Quelli che hanno la possibilità di percepire il campo energetico umano, di solito vedono (o per meglio dire sentono) nella zona della cicatrice come una mancanza energetica, o come un buco o un’area scura, o una distorsione. È l’energia congelata, che blocca il flusso normale delle correnti energetiche dell’essere umano.

 

Il processo non è cosciente: Andrea non si rende conto delle risorse che investe per proteggere il proprio “tesoro” di dolore. Paradossalmente, è proprio l’instaurarsi di atteggiamenti protettivi e difensivi a dare origine col tempo a disturbi. Inizia così a prendere consistenza una catena di effetti che forse col tempo porteranno finalmente a qualche malattia “vera”. Non tutte le cicatrici però comportano guai del genere: nella maggioranza dei casi si raggiunge infatti un compenso fisiologico, ed è solo quando l’organismo non riesce a far fronte al trauma che nasce il problema.

 

E l’anima, in tutto questo?

Essa ha bisogno di uno strumento fisico/emozionale/cognitivo per realizzare i suoi scopi nell’esistenza. Se quello strumento comincia ad autolimitarsi e a perdere energia vitale, anche l’espressione animica subisce limitazioni ed opacità. Diventa più difficile aprirsi a comprensioni più elevate e manifestarle nella vita, come pure accedere alla percezione della bellezza e della gioia. Gran parte delle energie vitali sono costantemente impegnate a tenere a bada quel “sacchetto” di dolore, e ciò distoglie energie e risorse da altri compiti più elevati. La connessione con la Fonte diventa più debole, discontinua, perché il nostro amico Andrea si ripiega su se stesso per proteggere la propria ferita, e nel ripiegamento c’è chiusura e non apertura.

Alla fin fine è l’energia creativa a soffrirne, ostacolata nella sua manifestazione. Ecco perché parlo di cicatrici dell’anima.

 

E allora, cosa fare? Come risanare questo “buco nero” vitale?

Vi sono tanti modi, ognuno con le sue peculiarità; cito quelli che conosco:

Omeopatia. Il Rimedio di Elezione è l'Arnica Montana, possibilmente ad alta diluizione.  Ma esiste anche l' Hypericum Perforatu, per i traumi e lesioni nervose , la Staphisagria per le ferite da taglio chirurgiche , e il Ledum per quelle da oggetti appuntiti. 

 

Neuralterapia. Si infiltra la cicatrice con una soluzione di fisiologica e procaina, un farmaco ad azione ripolarizzante sulla membrana cellulare.

Laserterapia. Un fascio di fotoni infrarossi viene “spennellato” sulla cicatrice.

Ozonoterapia. Una miscela di ossigeno e ozono viene iniettata nel tessuto cicatriziale.

Fiori di Bach. L’essenza Walnut viene frizionata sul tessuto cicatriziale.

Massaggio connettivale. Si esercitano delle trazioni meccaniche sui tessuti.

Metodi energetici. Correzione della distorsione del campo aurico mediante il flusso di energia guaritrice delle mani.

 

Come vedete, ce n’è per tutti i gusti. Ora supponiamo che Andrea decida di affrontare questo problema e scelga uno qualunque dei metodi sopra elencati Cosa possiamo aspettarci? Ebbene, la cosa più probabile è che Andrea, durante il trattamento, riviva in parte o completamente l’evento traumatico connesso alla cicatrice. Potrebbero affiorare semplicemente dei ricordi (l’odore della sala operatoria, le voci di quel momento, immagini, ecc.). Come pure possono emergere le sensazioni emotive provate in quella situazione, oppure i pensieri e le convinzioni che si sono strutturati allora. È una breve fase, che può presentarsi in varie gradazioni, e che indica la rielaborazione in atto dell’evento traumatico. Il trattamento non fa altro che aprire quell’incistamento energetico ed esporlo alle capacità guaritrici dell’organismo, il quale oggi è in grado di fare quello che allora non gli era possibile. Avviene quindi un’integrazione di quella energia bloccata nella totalità energetica dell’organismo, che ora è libero di espandersi. All’inizio questo risultato non è stabile: occorrerà qualche altra seduta distanziata nel tempo per resettare completamente la cicatrice e concludere il processo di integrazione. La cicatrice resta sempre lì, ma smette di interferire sul resto dell’organismo. Un altro fenomeno comune è questo: se la cicatrice è legata ad un dolore o disfunzione fisica, questa letteralmente scompare nel momento stesso del trattamento. Ad esempio, potrebbe istantaneamente sparire quella lombalgia o quel dolore al ginocchio. Piccoli miracoli in apparenza, che però la comprensione delle dinamiche energetiche dell’organismo svela come fenomeni del tutto ordinari.

Pur lavorando sul piano fisico e su un’area molto delimitata del corpo, con il tempo anche l’assetto psico-emotivo cambia, nella direzione di una maggiore apertura, fluidità e flessibilità, segni certi questi di un cambiamento positivo della globalità della persona.

Intolleranze Alimentari ed Allergie Alimentari : le differenze

Pubblicato il 15 maggio 2016 alle 13.55

L’ allergia alimentare colpisce circa il 15% delle persone mentre l’intolleranza può incidere fino a 60% della popolazione. Vediamo che differenza c’è tra allergia ed intolleranza, quali esami diagnostici per identificarla, e come risolverla.

Differenza tra allergia ed intolleranze alimentari.

Allergia

Innanzitutto allergia ed intolleranza alimentare sono due fenomeni completamente diversi, con reazioni specifiche differenti.

Nelle allergie la reazione è a carico di cibi ingeriti saltuariamente, è immediata e violenta. È impossibile che questa risposta passi inosservata. Un esempio tipico può essere rappresentato da quello delle fragole. In persone allergiche, la fragola scatena subito un attacco di orticaria. Appare facile riconoscere il problema ed altrettanto chiara è la soluzione. È sufficiente di evitare di assumere il cibo incriminato.

Tecnicamente si ha allergia solo ed esclusivamente se vi è nel sangue un eccesso di immunoglobuline E (IgE). Questi immunoglobuline, scoperte negli anni 60, sono anticorpi presenti oltre un certo valore nel sangue, si legano ad alcuni globuli bianchi ed in presenza dell’alimento che ha causato l’allergia (allergene) , producendo un fenomeno infiammatorio, con liberazione di istamina ed altri mediatori chimici.

Intolleranza alimentare

Per quanto riguarda l’intolleranza alimentare, è molto più subdola e può portare conseguenze anche più gravi nel lungo periodo. Infatti la reazione del nostro organismo avviene nei confronti di cibi che assumino regolarmente (come la pasta) e non come avviene per le allergie, saltuariamente. Inoltre i cibi verso quale si manifestano intolleranza sono di uso comune .I più problematici sono il grano, il latte e il pomodoro.

Un’altra differenza tra allergia intolleranza alimentare sono i tempi di reazione.

Mentre nell’allergia l’ azione del sistema immunitario è pressoché immediato, nel caso dell’intolleranza alimentare i tempi di reattività sono decisamente più lunghi, fino a giungere anche alle 72 h dopo l’assunzione del cibo.

Tecnicamente si parla di intolleranze alimentari quando non è verificabile a livello ematico una produzione di anticorpi IgE, segnale che le reazioni immunitarie sono di tipo cronico e non immediate.

Similitudini

Il meccanismo che causa sia l’allergia che le intolleranze alimentari, è tuttavia simile. Infatti alla base sta il sistema immunitario che in presenza di alcuni alimenti li riconosce come se fossero estranei e di conseguenza, adotta delle reazioni più o meno modulate per combattere questi agenti estranei.





Classificazione delle allergie e intolleranze alimentari


L’istituto di ricerca allergologico statunitense ha stabilito in maniera semplice e chiara una classificazione delle reazioni avverse agli alimenti:

Allergia alimentare propriamente dette: provocano una reazione immediata, forte e dipendente dall’azione anticorpale IgE.

Pseudoallergie: dovuta a deficit enzimatici specifici.

Ipersensibilità: causata da alimenti come il cioccolato o di lino che liberano istamina.

Reazioni tossiche: si presentano in caso da di avvelenamento da funghi o altre sostanze tossiche.

Intolleranze alimentari: la reazione è di tipo cronica, la risoluzione della sintomatologia è data dall’eliminazione del cibo che l’ha causata.

Il Test Kinesiologico per le intolleranze alimentari

Pubblicato il 15 maggio 2016 alle 13.40


Il test kinesiologico si basa sulla rilevazione della variazione del tono muscolare, quando il soggetto viene in contatto con cibi intolleranti.

Le basi della kinesiologia: la modificazione dello sforzo muscolare in presenza di ipersensibilità.

È un riflesso tipico dell’organismo umano, documentato scientificamente, che sta alla base della kinesiologia: la modificazione dello sforzo muscolare in presenza di ipersensibilità. Il test kinesiologico evidenzia una variazione dello sforzo muscolare in seguito alla somministrazione, o al contatto, con una sostanza alimentare. Questa variazione può rappresentare il segnale di un’ipersensibilità o di un’intolleranza nei confronti della stessa sostanza testata.



Il metodo kinesiologico e le intolleranze alimentari

Il Test delle Intolleranze Alimentari si realizza attraverso il metodo kinesiologico e si integra alle altre diagnosi effettuate in ambito medico non sostituendole ma apportando importanti informazioni supplementari sui diversi livelli funzionali dell’organismo umano.

Tra gli stati disarmonici e i disturbi più comuni, vi sono tutti i problemi digestione, i problemi di peso, il senso di stanchezza e di malessere, gli sbalzi di umore ecc.., che spesso si sottovalutano, ma che con il tempo possono essere invalidanti. Una delle cause più frequenti di questi disturbi, si può trovare nell’intolleranza verso certi alimenti.

Spesso la nostra alimentazione non è variata, bensì monotona e carente degli apporti nutrizionali necessari a favorire lo stato di benessere dell’organismo.

Cosa evidenzia il test ?

Con il test kinesiologico, che si basa sulla rilevazione della variazione del tono muscolare, il soggetto viene in contatto con cibi intolleranti. Il test kinesiologico evidenzia una variazione dello sforzo muscolare in seguito alla somministrazione, o al contatto, con una sostanza alimentare. Questa variazione può rappresentare il segnale di un’ipersensibilità o di un’intolleranza nei confronti della stessa sostanza testata. In pratica si tratta di una specie di prova di scatenamento, nella quale si valuta come reagisce il muscolo nel momento in cui l’organismo entra in contatto con la sostanza alimentare.

Un valido strumento al servizio della salute

Con il test kinesiologico, il Naturopata individua quelli che sono gli alimenti che bisogna distribuire o in alcuni casi sospendere per un periodo di tempo limitato, per aiutare l’organismo a recuperare l’equilibrio perso e a “disintossicarsi”; infatti un‘intolleranza non è da confondere con un’allergia. Un sostegno nel percorso naturopatico deriva anche dall’utilizzo dei fiori di Bach, per permettere alla persona di prendere contatto anche con il proprio stato emozionale che indubbiamente è legato allo stato disarmonico fisico.

Il Test è consigliato soprattutto per:

PROBLEMI DI PESO – PROBLEMI DIGESTIVI E DELL’INTESTINO – ASTENIA – CARENZA DI MINERALI – STATI DI STANCHEZZA PSICOFISICA – SBALZI D’ UMORE E ORMONALI

Il metodo di approccio si avvale quindi del colloquio empatico, del test kinesiologico per l’intolleranze alimentari, dell’individuazione dei fiori di Bach più indicati per il momento, dell’eventuale integrazione di oligoelementi, di prodotti fitoterapici e di una guida alla alimentazione naturale.

Il Test Kinesiologico

Pubblicato il 15 maggio 2016 alle 13.30

Il nome Kinesiologia deriva dal greco e significa kinesis = movimento più logos = scienza ; da qui il significato di “studio del movimento”. Si tratta di una disciplina che consente, mediante semplici test muscolari, di ottenere informazioni sullo stato di equilibrio dell’individuo a livello fisico/strutturale, mentale/emotivo e biochimico/nutrizionale.

 

Il Test Kinesiologico si basa sul presupposto che il corpo possieda una sua saggezza istintiva, che si manifesta anche con la reazione di alcuni muscoli soggetti a un dato sforzo. Pertanto la valutazione della forza di alcuni muscoli permette di diagnosticare le carenze o eccessi di energia, ovvero delle disarmonie in grado di creare disfunzioni o malattie.

Questo tipo di test si avvale di un particolare riflesso muscolare, documentato scientificamente (Metzger-1-), anche se il suo funzionamento non è ancora stato chiarito. Accade infatti che, in presenza di un prodotto che l’organismo riconosce come “non valido”, si determini un calo di forza muscolare quando la sostanza responsabile, alimento o altro, viene posta a contatto del corpo. Si pensa che questo fenomeno accada perché le emanazioni energetiche della sostanza che il corpo riconosce come “non buona”, disturba l’energia organica influenzando in questo modo gli impulsi nervosi.

 

Per chi non conosce le possibilità offerte dal campo kinesiologico, tutto questo sembrerà alquanto inverosimile; preghiamo perciò i lettori di leggere attentamente e fare qualche prova, vi sono molte probabilità che l’esperimento riesca ed offra loro uno strumento assai utile che li accompagnerà per tutta la vita.

 

Ci sono svariati modi nei quali il test muscolare può essere di aiuto. Prima di farlo dovete essere sicuri di avere sufficiente energia vitale, pertanto non dovete utilizzarlo quando siete stanchi o comunque avete poca energia. In questo caso, infatti, non potrete riceverete risposte accurate.

 

IMPORTANTE: Se ciò che affermate è la verità i muscoli interessati risulteranno forti e il vostro sforzo sarà minimo, se non è la verità o se è solo una parziale verità, sarà necessario uno sforzo molto maggiore.

È importante che troviate la forma corretta per porre la domanda al fine di accedere al bagaglio di saggezza del vostro subconscio.

La domanda deve essere posta chiaramente, come affermazione, non utilizzate il “non” (non mi fa bene?) perchè il subconscio non lo interpreta.

Con l’esercizio saprete quando avrete ricevuto la risposta corretta.

Siate attenti, concisi e precisi nelle domande.

Cominciate facendo il test per controllare i cibi e le bevande da utilizzare, i film da vedere, ecc.

Preferibilmente ponetevi con il viso verso il nord.

 

Il test Kinesiologico : usando il braccio, tenete il braccio teso davanti a voi per afferrare la bottiglia sul tavolo.

1. Ponete su un tavolo vicino a voi una bottiglia da litro riempiendola d’acqua.

2. Affermate “Io sono…. (pronunciate il vostro nome)” e provate ad alzarla, farete un po’ di fatica.

Prendete nota dello sforzo che dovete compiere.

3. Affermate “Io sono (pronunciate un nome che non vi appartiene)” e provate ad alzarla, noterete che dovrete fare un sforzo maggiore, oppure non riuscirete neppura ad alzarla. Ovviamente dovete “seguire” ciò che il braccio vuole o non vuole fare, non forzare e soprattutto essere concentrati!

4. Cercate di trovare una bottiglia con il peso giusto e, con un po’ di allenamento, avrete acquisito uno strumento molto valido per provare se vi fa bene un dato prodotto (alimento, bevanda, medicinale, ecc.).

5. Esempio di come provare se un prodotto, diciamo le pere, vi fanno bene:

Affermate “Le pere mi fanno bene”,

Provate ad alzare la bottiglia, se si alza con poco sforzo vi fanno bene, se è necessario lo sforzo che avete applicato quando avete pronunciato il nome che non vi apparteneva non sono adatte per voi.


 


 

Con qualsiasi tipi di test kinesiologico a volte si otteniene una reazione ben determinata, altre, invece, non si è sicuri della risposta ricevuta dal nostro corpo. Se ritenete che non state ottenendo una risposta specifica, prendete le seguenti misure:

 

Bevete un bicchiere di acqua, il vostro organismo potrebbe essere disidratato.

Ripetete il test. Accertatevi di fare un profondo respiro e di vuotare la testa da ogni pensiero.

Se possibile, togliete il prodotto dalla confezione in modo che sia a contatto con la vostra pelle.

Programmate il vostro corpo, ditegli che deve andare in avanti se il prodotto gli fa bene (o per dire “sì”) ed all’indietro se il prodotto gli fa male (o per dire “no”).

 

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In questo video è presentata una semplice modalità con la quale poter utilizzare gli strumenti della Kinesiologia su un’altra persona:

https://youtu.be/aIplHSekGaE




Intolleranze Alimentari

Pubblicato il 15 maggio 2016 alle 13.30

Il termine “intolleranza alimentare” indica genericamente l’incapacità del nostro organismo di digerire-assimilare-metabolizzare un alimento per estrarne i principi nutritivi di cui è portatore.


 

 

Intolleranze alimentari più conosciute

 

al glutine, una proteina contenuta in vari cereali, la quale scatena una reazione autoimmune grave in alcune persone

al lattosio (zucchero del latte), per mancanza nell’intestino dell’enzima lattasi che permette la sua digestione

al fruttosio (zucchero della frutta), per mancanza dei recettori specifici di assorbimento sulla membrana delle cellule intestinali

al glucosio (a livello metabolico, per deficit di insulina, assoluto o relativo; a livello intestinale, per eccesso di flora batterica nel tenue).

 

Vengono poi anche chiamate intolleranze alimentari le cosiddette "allergie alimentari ritardate da immunoglobuline G", per distinguerle dalle classiche allergie alimentari, scatenate dalle immunoglobuline E. Queste ultime danno una sintomatologia immediata (prurito, orticaria, edema delle labbra, talora della glottide, ecc.), mentre le prime danno sintomi più o meno ritardati: senso di fiacchezza, sonnolenza, ansia, mal di testa, dolori articolari, gengiviti, disturbi del sonno, disturbi del ritmo cardiaco e della pressione arteriosa.

 

In generale, le intolleranze alimentari tendono a peggiorare lo stato di infiammazione generale del corpo, che, se pur di bassa intensità, porta con gli anni ad un precoce invecchiamento e alla comparsa delle malattie associate all’invecchiamento: sindrome metabolica, arteriosclerosi, cardiopatie, artrosi, malattie immunitarie, sindromi ansioso-depressive, demenza, ecc.

 

E' quindi importante riconoscere precocemente lo stato di infiammazione cronica sistemica di basso grado, per esempio attraverso la misurazione della composizione corporea, che ci dà indici precisi di infiammazione; inoltre, attraverso una indagine specifica sulla presenza di eventuali reazioni ritardate agli alimenti (test ELISA), è possibile ridurre o togliere dalla alimentazione quei cibi che concorrono all’infiammazione con un meccanismo immunitario.

Omeomesoterapia e Omeosiniatria

Pubblicato il 15 maggio 2016 alle 13.15

La mesoterapia è un trattamento medico basato sull'iniezione (nello strato mesodermico) di un cocktail di farmaci omeopatici ed omotossicologici (omeo-mesoterapia), non solo nei punti dolenti ma anche nei punti di agopuntura (omeo-siniatria) per il trattamento di moltissime patologie.

Le cure omeo-meso-siniatriche sono particolarmente indicate, offrendo un significativo giovamento, nelle patologie dolorose: cefalee, cervicalgie, periartriti di spalla, dorsalgie, lombalgie, sciatalgie, dolori di origine, post-traumatica.

La rapida capacità disintossicante dei farmaci omeopatici e omotossicologici consente di riavviare il processo di rivitalizzazione generale dei tessuti in soggetti debilitati da stress psico-fisici, esiti di malattie o interventi chirurgici. Soluzioni di questo tipo sono molto valide per contrastare molti degli effetti dell'invecchiamento.


 

L’omeosiniatria (omeós+ sun + iatrós), come si evince dalla etimologia stessa, è l’arte medica che utilizza l’omeopatia attraverso gli zonidi di agopuntura della medicina tradizionale cinese. Gli zonidi omeosiniatrici, definiti e identificati in massima parte ed indiscutibilmente per primo dal Dr. med. August Weihe jr. (1840-1896), sono areole cutanee circoscritte, in gran parte coincidenti con i punti di agopuntura, dai quali si differenziano sostanzialmente in quanto sono punti “virtuali e provvisori”, che esistono solo fintanto che sono accesi o positivi, e cioè dolenti alla digitopressione. La loro identificazione non ha scopo diagnostico, bensì di conferma di una strategia terapeutica già decisa, sia locale, sia sistemica: prima è fondamentale aver fatto diagnosi utilizzando a tal scopo tutti i mezzi che la medicina tradizionale e la diagnostica strumentale ci mette a disposizione. Uno zonide omeosiniatrico positivo infatti si negativizza dopo 4-6 infiltrazioni se viene intrapresa una corretta terapia locale o sistemica con il farmaco omeopatico corrispondente.

Esistono poi alcuni zonidi –22 in totale- che trovano una specifica efficacia nel trattamento di patologie dolorose osteoartromiofasciali; ciascuno di questi zonidi (detti zonidi omeosiniatrici di Terapia del Dolore) coincide perfettamente con un punto di agopuntura, è indipendente dal corrispondente Punto di Wehie, e non deve essere necessariamente dolente alla digitopressione. L’omeosiniatria prevede quindi l’iniezione intradermica o sottocutanea di rimedi omeopatici o omotossicologici iniettabili, nei punti di Weihe fintanto che sono positivi; spesso viene associata alla Terapia del Dolore Osteo-Artro-Mio-Fasciale.


Omeo-siniatria

Pubblicato il 15 maggio 2016 alle 13.00

Che cos'è la Omeosiniatria?



La omeosiniatria è un tipo di trattamento basato su piccole iniezioni di rimedi biologici con aghi sottilissimi nei punti di agopuntura.



In cosa consiste la omeosiniatria?

La omeosiniatria prevede l'iniezione intradermica o sottocutanea di rimedi omeopatici od omotossicologici iniettabili su:

 

zonidi ( aree cutanee riflessogene ) 





punti di Weihe ( vedi Omeopatia ) 




foci flogistici cronici o di vecchia data 

trigger points 




Campi di Disturbo ( Vedi Neural Terapia )





Quando si ricorre alla omeosiniatria?



La omeosiniatria viene utilizzata nella cura di:

 

sinusiti

tonsilliti ricorrenti

allergie dell'apparato respiratorio

cefalee



Tale terapia è indicata anche nel trattamento del dolore di tipo osteoarticolare:

dalla cervicalgia alla lombosciatalgia, alle tendiniti, all'artrosi del ginocchio, alla spalla dolorosa.

Terapia con anestetici locali, ovvero la Neuralterapia

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.35


Una terapia moderna, efficace e dai risultati rapidi. Cerchiamo di capire come agisce la Neuralterapia, uno straordinario metodo di cura così poco conosciuto in Italia.

 

Sappiamo oggi che la salute è possibile quando il controllo cibernetico del Sistema Nervoso Autonomo è perfetto: qualunque errore a tale livello comporta l’alterazione dei meccanismi di regolazione e quindi, in ultima analisi, la malattia.

 

Il nostro corpo, e in particolare il sistema nervoso, è attraversato da un continuo flusso di informazioni. Informazioni errate o eccessive possono disturbare o bloccare il corretto funzionamento degli organi. La Neuralterapia rimuove questi blocchi, riabilitando i naturali meccanismi di autoregolazione.

 

Vediamo come questo avviene. Dobbiamo sapere che le nostre cellule vivono e compiono il loro lavoro grazie a fenomeni elettrici: infatti sono costantemente polarizzate, vale a dire che si comportano come piccole batterie sempre cariche, con una differenza di potenziale di circa 90 milliVolts. Ogni tipo di stimolo provoca una scarica della cellula (depolarizzazione), a cui segue una immediata "ricarica" (ripolarizzazione), grazie all’energia fornita dal metabolismo.

 

Fin qui tutto bene. Ma può succedere che le cellule di un tessuto sottoposto a stimoli troppo forti o troppo ripetuti (chimici, fisici, o traumatici) non riescano più a ripolarizzarsi spontaneamente. Queste cellule non sono più in grado di integrarsi con il tessuto circostante, quindi non funzionano più correttamente (ricordiamo che permangono in una condizione di permanente "scarica").

 

Il problema ulteriore, e più grave, è che con il loro squilibrio elettrico queste cellule costituiscono un cosiddetto "campo di disturbo", una zona, cioè, di interferenza nei riguardi del resto del corpo. Per dirla in parole semplici, è come se generassero continuamente "rumore", una sorta di ronzio di fondo elettrico, con effetti disturbanti anche a distanza e su altri organi (ricordiamo che il nostro organismo è a tutti gli effetti una rete di interconnessioni).

 

Infatti il nostro organismo si comporta praticamente come un sofisticatissimo computer, nei cui circuiti però possono, per vari motivi, inserirsi dei segnali anomali. Questi possono indurre il corpo a comportamenti inappropriati. Tutto ciò, alla fine, può tradursi in dolori e disturbi di ogni genere, in zone del corpo che, in apparenza, nulla hanno a che fare con il problema di origine.

 

Quindi la Neuralterapia agisce ripolarizzando e stabilizzando il campo di disturbo, ripristinando il normale potenziale di membrana. Ciò fa sì che il Sistema Nervoso Autonomo (ortosimpatico e parasimpatico) possa correttamente funzionare secondo ritmi di salute, permettendo la guarigione dell’organo bloccato a valle della catena di interferenza.

 

Campi di disturbo possono essere frequentemente costituiti da:

 

cicatrici da ferita o da taglio

cicatrici chirugiche (ad es. appendicectomia, cesareo, episiotomia, ecc.)

focolai cronici (ad es. denti devitalizzati, tonsillite cronica, sinusite cronica, ecc.)

corpi estranei

tessuti traumatizzati

 

Facciamo un esempio: una vecchia cicatrice da appendicectomia (anche se perfettamente rimarginata) potrebbe essere causa per anni e anni di una cefalea cronica (è solo un esempio), oppure di un dolore persistente ad un ginocchio; tali disturbi potranno più o meno migliorare col tempo e con varie terapie, ma non potranno mai completamente sparire se non si va a trattare proprio quella cicatrice, il campo di interferenza.

 

Ma in pratica in cosa consiste la metodica? Nel trattare i punti patologici con piccolissime quantità di anestetico locale (procaina o lidocaina), che possiede appunto un’azione regolatrice sulle fibre nervose. Dove si applica? Innanzitutto nella sede del campo di disturbo (cicatrici, zone traumatizzate, focolai cronici, ecc.); poi localmente laddove c’è dolore, ed eventualmente in determinati punti critici di regolazione (alcuni corrispondenti a quelli dell’agopuntura), in plessi nervosi, ecc.

 

Cosa può essere curato con la Neuralterapia? Il campo di indicazioni è molto ampio, e comprende vari disturbi di tipo funzionale. Segnaliamo:

il dolore in ogni sua forma: cefalea, emicrania, nevralgia, fibromialgia

neuroma di Morton

tutte le forme reumatiche, artritiche e artrosiche: artrosi cervicale, lombalgia, sciatalgia, ed ogni infiammazione articolare, comprese quelle traumatiche e sportive;

allergia (eczema allergico, rinite allergica, asma);

malattie dell’orecchio, otiti croniche, labirintiti, acufeni, sindrome di Meniére, vertigini;

distonie neurovegetative ed endocrine, ipotiroidismo, ipertiroidismo, ecc.

 

A prima vista questa elencazione potrebbe sembrare esagerata, tanto da far venire in mente la classica panacea per tutti i mali. Ma gli straordinari risultati della Neuralterapia dipendono dal riconoscere l’esatta origine del problema (visita accurata e altrettanto accurata anamnesi), e dal razionale impiego della terapia nel punto giusto. Solo così è possibile risolvere efficacemente e rapidamente i disturbi elencati prima. I risultati possono in effetti sembrare prodigiosi: in molti casi si vedono disturbi anche di vecchia data, resistenti ormai a qualunque terapia (convenzionale o non), sparire improvvisamente dopo una prima applicazione. E a volte non è nemmeno necessario ripetere la terapia: una volta corretto il campo di disturbo, il corpo è in grado di fare da sè tutto il resto.

 

È una terapia ben tollerata e senza effetti collaterali, e che può benissimo associarsi ad ogni tipo di cura. Vale la pena aggiungere che la Neuralterapia è stata sviluppata in Germania da più di 80 anni, e che attualmente viene comunemente praticata in strutture pubbliche e private di tutto il mondo. In Italia la Neuralterapia è convenzionata con quasi tutte le compagnie di assicurazione. Letteratura scientifica è reperibile presso la Biblioteca dell’Università Statale di Roma (Dipartimento di Neuroscienze).

Tutte le domande sull'Omeopatia

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.35


Cosa è l'Omeopatia?

Dov'è nata l'Omeopatia?

L'Omeopatia cura forse con le erbe?

Bisogna crederci perché funzioni?

Cosa sono i rimedi omeopatici?

È vero che non intossicano?

Ma in fin dei conti, non è un po' una moda?

Va bene per i bambini?

È una medicina preventiva?

Cosa cura l'Omeopatia?

Ci può dire in poche parole che cos'è il metodo omeopatico?

Non è un po' assurdo dare al malato la sostanza che riproduce i suoi stessi sintomi?

Come mai la confezione dei rimedi omeopatici non riporta la composizione, le indicazioni, ecc.?

Come viene fatto il rimedio omeopatico?

Ho visto che in omeopatia non esistono solo i granuli; quante modalità di preparazione esistono?

Come mai i granuli sono tutti uguali?

Se innavvertitamente assumo qualche granulo in più di quelli prescritti, devo preoccuparmi?

Ma a cosa devo rinunciare durante la cura?

Posso prendere altri farmaci durante la cura omeopatica?

Se in farmacia non è disponibile la potenza prescritta, posso prendere quello che c'è?

I rimedi omeopatici hanno una scadenza?

Come si devono conservare i rimedi?

Se durante la cura prendo un'influenza o soffro di qualche disturbo posso prendere qualche farmaco?

Se a mio figlio sale la febbre, come devo comportarmi?

È vero che può esserci un 'aggravamento' iniziale dei sintomi?

Dove posso reperire i medicinali omeopatici?

Come posso somministrarli ai bambini piccoli?

Ma se devo andare dal dentista come devo regolarmi?

Mio figlio è in cura omeopatica; posso vaccinarlo?

L’omeopatia esclude forse gli interventi chirurgici?

Come si svolge la visita omeopatica?

Ma possono far male i farmaci omeopatici?

Una mia amica soffre dei miei medesimi disturbi. Posso consigliarle gli stessi rimedi omeopatici che sto prendendo io?

Posso associare altre cure naturali ai rimedi omeopatici che sto assumendo?

È possibile la cura omeopatica in gravidanza?

Il mio medico ha detto che l'omeopatia non cura niente e che si basa tutta sulla suggestione.

Dottore, sono allergico ai comuni farmaci. Posso assumere i medicinali omeopatici?

Se qualcuno si trova comunque nella necessità di assumere farmaci convenzionali a vita, può lo stesso trarre vantaggio da un'eventuale cura omeopatica?

Succede spesso che quando mio figlio decide di ammalarsi le farmacie siano chiuse o il rimedio prescritto non sia immediatamente disponibile. Può fare una lista dei rimedi più comuni da tenere in casa per ogni evenienza?

Posso procurarmi un manuale e scegliere da me la cura di volta in volta?

Esistono metodi diversi in Omeopatia?

Chi può praticare la Medicina Omeopatica?

Posso dire al mio medico curante che mi curo omeopaticamente?

Bisogna per forza essere malati per curarsi omeopaticamente?

Perché la medicina 'ufficiale' non ha ancora riconosciuto l'omeopatia?

La medicina omeopatica sostituirà la medicina convenzionale?

Ma come fa a funzionare un medicinale così tanto diluito?

Quanto è veloce l'omeopatia nel guarire?

Cosa l'Omeopatia?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.35


La Medicina Omeopatica è un metodo clinico e terapeutico che esamina il paziente nella sua globalità, prendendo in considerazione unitariamente sia gli aspetti fisiologici, anatomici, costituzionali, ereditari, sia quelli temperamentali, emotivi, mentali.

Il medico omeopatico non vede il paziente come un insieme di organi, ma si rende conto che esiste anche e soprattutto un mondo emozionale e psichico, che non deve essere escluso dalla raccolta dei sintomi. Anzi, questo detiene un ruolo importante nella manifestazione della malattia, come pure nel raggiungimento della salute.

Quindi il medico omeopatico tiene conto delle differenze individuali, della "storia" del paziente e cura ciascuna persona con il suo rimedio, scelto su misura dopo un'attenta visita. Non vi sono cure uguali per tutti, ma ciascuna va personalizzata e adattata al singolo, caso per caso

Dietro ogni malattia infatti c'è un MALATO. È il malato che va innanzitutto curato per poter vedere scomparire la malattia.

Non è sicuramente un buon metodo quello di sopprimere con la forza i sintomi senza comprendere da cosa sono originati: l'Omeopatia invece non sopprime i sintomi, ma aiuta a guarirli dall'interno.

Dov' nata l'Omeopatia?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.35


L'Omeopatia nasce in Germania, ad opera del dottor Samuel Hahnemann, medico, che scoprì le semplici leggi naturali che regolano la salute e la malattia.

Hahnemann sperimentò su se stesso la 'legge dei simili', studiando gli effetti di centinaia di sostanze esistenti in natura, e individuando la correlazione esistente fra il quadro di sintomi prodotti da ciascuna sostanza e l'insieme dei sintomi del malato, che dalla stessa sostanza verrà indotto a guarire

L'Omeopatia cura forse con le erbe?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.35


Molti ancora confondono l'Omeopatia con la Erboristeria. Le differenze sono profonde: senza nulla togliere a questa antica e rispettabile pratica, va precisato che l'Omeopatia non utilizza soltanto rimedi vegetali (che costituiscono solo una parte della Farmacopea Omeopatica) e che i criterii diagnostici su cui si basa la scelta dei medicamenti, nonchè la preparazione e la somministrazione degli stessi, sono completamente diversi rispetto a quelli della Erboristeria

Bisogna crederci perch funzioni?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.30


Assolutamente no! L'Omeopatia può curare chiunque, che ci creda o meno. Basti pensare che si curano omeopaticamente anche gli animali (Omeopatia Veterinaria), come pure i bambini molto piccoli (Omeopatia Neonatale e Pediatrica). Quindi non si basa su 'fede' o 'suggestione', ma su rigorosi criteri terapeutici, che attendono solo di essere applicati e basta. Recenti studi scientifici (trials clinici controllati in doppio cieco) in ambito accademico ufficiale (ospedali, università) hanno dimostrato definitivamente che l'omeopatia non si basa su 'effetto placebo' o simili

Cosa sono i rimedi omeopatici?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.30


Sono delle preparazioni ottenute esclusivamente da principii attivi naturali ottenuti dal regno minerale, vegetale, animale. Queste sostanze pure vengono attivate mediante un particolare processo di diluizione e dinamizzazione che le priva di qualsiasi tossicità ma che ne risveglia le proprietà terapeutiche.

I medicinali omeopatici possono essere prescritti solo da medici, vale a dire laureati in Medicina e Chirurgia, abilitati all'esercizio della professione medica e iscritti all'Albo dell'Ordine dei Medici.

Il Ministero della Sanità italiano, recependo le direttive CEE, li ha ufficialmente riconosciuti come medicinali a tutti gli effetti, riconoscendo implicitamente la metodologia che ne è sottesa. Come tali sono sottoposti ai procedimenti di registrazione necessari all'inserimento nella Farmacopea Ufficiale Italiana.

Le spese relative ai rimedi omeopatici come pure alle visite mediche omeopatiche sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi.

E' vero che non intossicano?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.30


Sì, è vero, i medicinali omeopatici non hanno alcuna tossicità, perchè non contengono sostanze chimiche allo stato ponderale. Agiscono con meccanismi completamente differenti da quelli dei farmaci convenzionali, tali da non generare effetti secondari indesiderati.

Non hanno quindi alcuna controindicazione, nè effetti collaterali. Per questo i medicinali omeopatici possono essere tranquillamente somministrati anche in gravidanza e in allattamento; inoltre di vitale importanza possono essere per i pazienti allergici o ipersensibili ai comuni farmaci. È una medicina dolce, che rispetta l'ecologia dell'organismo proprio perchè utilizza le leggi naturali di guarigione.

Ma in fin dei conti, non un po' una moda?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.30


Tutt'altro. Sono ormai più di due secoli che medici di tutto il mondo praticano la medicina omeopatica. Non è certo quindi una scoperta dell'ultim'ora.

L'Omeopatia infatti nasce verso la fine del `700, in Germania; da allora si è diffusa ovunque, e in molti stati è stata riconosciuta come medicina ufficiale.

Basti pensare che in molte nazioni europee i medicinali omeopatici sono 'convenzionati', e utilizzati nell'ambito del servizio sanitario nazionale, anche in ospedali e case di cura.

 

In Italia, presso l'Ospedale di Pitigliano è attivo un Ambulatorio di Medicina Integrata (vedi video), dove si praticano Omeopatia e Agopuntura. In Gran Bretagna esistono strutture ospedaliere (ben sei, fra cui il prestigioso Royal London Homoeopathic Hospital) completamente dedicate alla medicina omeopatica.

Non è quindi una moda ma una realtà scientifica consolidata, che la medicina ufficiale sta mano mano acquisendo ma di cui non tutti purtroppo sono ancora a conoscenza. I risultati sono però così evidenti, che un numero sempre maggiore di persone decide di non ricorrere più a metodi di cura violenti e tossici che alterano l'equilibrio dell'organismo e sceglie per la propria salute questo tipo di medicina, che rispetta le naturali leggi di guarigione.


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