OMEOPATIA

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Ma se devo andare dal dentista come devo regolarmi?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.15

Il trattamento omeopatico non esclude affatto gli interventi odontoiatrici. Anzi, un numero sempre maggiore di colleghi odontoiatri preferisce ricorrere all’omeopatia anziché ai soliti antibiotici, antiinfiammatori, ecc., poiché si rendono conto che in tal modo le complicazioni sono molto più rare e il paziente tollera molto meglio ogni tipo di intervento. L'anestesia può essere praticata durante cure omeopatiche.

Comunque, nell'eventualità di estrazioni dentarie od altro, informate il medico omeopatico, che saprà consigliarvi la terapia di supporto del caso

Mio figlio è in cura omeopatica; posso vaccinarlo?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.15


Le vaccinazioni possono essere effettuate durante il trattamento omeopatico. Tenete presente però che la vaccinazione è una pratica non priva di rischi, che vanno tenuti presenti nel caso di patologie importanti che potrebbero aggravarsi.

L'omeopatia permette inoltre di curare i danni a breve e lungo termine prodotti dalle vaccinazioni, e di prevenirne almeno in parte le complicanze.

L' omeopatia esclude forse gli interventi chirurgici?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.10


Assolutamente no. La Chirurgia, quando realmente indicata, è indispensabile e insostituibile. Quando i problemi che affliggono un paziente sono per esempio di natura meccanica o tali da non consentire alcun intervento medico, la chirurgia è lecita e doverosa. È compito piuttosto della Medicina fare in modo che il paziente non debba mai capitare sotto le mani del chirurgo!

Inoltre proprio in campo chirurgico l’omeopatia ci offre risultati indiscutibili: i pazienti trattati e preparati omeopaticamente affrontano meglio l’intervento rispetto ai pazienti trattati con i metodi convenzionali, con più brevi degenze, minor numero di complicazioni, più rapida ripresa delle normali funzioni. Il decorso post-operatorio, assistito omeopaticamente, è improntato al pieno e veloce recupero della salute.

Come si svolge la visita omeopatica?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.10


Vi è innanzitutto la raccolta dei sintomi: il paziente racconta quello che si sente, il disturbo principale che lo porta all'ambulatorio; poi il medico approfondisce, chiedendo dettagli sulle modalità di comparsa dei sintomi, sulle caratteristiche dei disturbi. Si cerca di inquadrare ciascun sintomo in un contesto globale, che tiene conto anche della storia dei sintomi, della sequenza con cui sono comparsi nella vita del paziente e delle possibili correlazioni temporali ed eziologiche con eventi importanti, quali traumi, interventi, cure farmacologiche, esposizione a sostanze tossiche, pregressi problemi familiari, blocchi emozionali, ecc. Si raccolgono notizie sullo stato di salute dei genitori e degli ascendenti. A questo punto si indaga sugli altri sintomi generali e locali, interessanti i vari organi e apparati. Si esaminano le eventuali analisi che il paziente porta con sé, radiografie, cartelle ospedaliere, ecc.

Dopo il colloquio si passa alla visita medica che, oltre al classico esame obiettivo (ispezione, auscultazione, palpazione, percussione), potrà comprendere varie altre metodiche di indagine, a seconda della formazione del medico e dell'indirizzo scelto nello studio della medicina olistica: esame della postura, misurazione dei potenziali elettrici cutanei, misurazione dei potenziali elettrici endorali, test delle intolleranze, vegatest, test kinesiologico, analisi minerale intracellulare, ecc. Inoltre il medico potrà richiedere, se è il caso, ulteriori esami clinici, ecografie, elettrocardiogrammi, ecc.

Una volta che si è identificato il paziente (e ciò non solo da un punto di vista fisico, ma anche emozionale e temperamentale), si cercherà nella banca dati omeopatica il rimedio che maggiormente riproduce il suo profilo sintomatologico, in altri termini quello che più gli 'somiglia' (principio di similitudine). Lo si prescrive per un tot periodo di tempo, dopo di che si ricontrolla il paziente, si verificano i cambiamenti, i miglioramenti, e quindi eventualmente si sceglie un nuovo rimedio, più vicino all'attuale situazione, e così fino alla completa guarigione.

Ma possono far male i farmaci omeopatici?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.05


Ripeto che i farmaci omeopatici, per la loro estrema diluizione, non possono avere effetti tossici di alcun genere sulla biochimica dell'organismo. Ciò non significa che siano 'acqua fresca' e che possano quindi essere prescritti con leggerezza ("tanto non fanno male"): i rimedi omeopatici inducono una reazione di guarigione nell'organismo, che, seppur benefica, deve essere dosata e controllata dal medico, altrimenti potrebbe rivelarsi spiacevole o fastidiosa. Quindi attenzione alle autoprescrizioni, e alle prescrizioni dei non-medici.

Una mia amica soffre dei miei medesimi disturbi. Posso consigliarle gli stessi rimedi omeopatici che sto prendendo io?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.05


Non sarebbe un buon consiglio. In Omeopatia non vale più il ragionamento "tot malattia = tot farmaco": due persone che soffrono della stessa malattia il più delle volte hanno bisogno ciascuna di un rimedio diverso, proprio perché sono diverse nella costituzione, nel temperamento, nella "storia" personale. Uno stesso disturbo inoltre può avere cause diverse, e ciascuna richiede un trattamento diverso.

Nella medicina convenzionale ciò invece non ha molta importanza: se hai la febbre prendi l'aspirina, punto e basta; se hai il mal di testa prendi l'antidolorifico, e così via, senza alcuna distinzione fra le modalità di avvertire i sintomi, fra le causa, fra le personali diversità di reazione

Posso associare altre cure naturali ai rimedi omeopatici che sto assumendo?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.05


Spesso si ritiene che due cose buone messe insieme funzionino meglio che da sole. Non sempre è così. Nel caso dell'omeopatia questo può essere particolarmente importante, poichè i rimedi non agiscono chimicamente ma su base bio-informazionale: l'organismo deve recepire l'informazione, 'leggerla' e utilizzarla, e ciò richiede il più basso 'rumore di fondo' possibile perché tutto avvenga correttamente. È preferibile quindi che la terapia omeopatica possa agire senza interferenze, anche se queste fossero di origine 'naturale'.

È vero anche che molto spesso l'organismo del paziente richieda una serie di fattori nutrizionali che vanno dalla supplementazione vitaminica, alla integrazione di oligoelementi, fermenti lattici, ecc. Allora il medico li prescriverà anche in associazione alla cura omeopatica, ma solo dopo averli 'testati' sul paziente (con metodo kinesiologico, bioelettronico, ecc.).

E' possibile la cura omeopatica in gravidanza?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.05


Non solo è possibile, ma è caldamente consigliabile: l'omeopatia 'ripulisce' l'organismo della madre dalle varie tendenze patologiche che ciascuno di noi in misura maggiore o minore porta con sé. Inoltre si armonizza l'unità feto-madre, consentendo una gravidanza senza problemi e preparando la parto nella maniera ottimale. Molti disturbi tipici della gravidanza possono essere efficacemente risolti. Il travaglio e il parto possono essere di molto facilitati. Omeopatia e rimedi naturali garantiscono il miglior allattamento possibile, sia nel sostenere la donna nel pieno recupero delle energie, sia nell'aiutare il piccolo a trarne il massimo giovamento per la crescita. Esistono ginecologi che assistono omeopaticamente la donna per tutto il periodo della gravidanza. Esistono ospedali e cliniche (Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera) dove il parto di norma è seguito con metodo omeopatico.

Il mio medico ha detto che l'omeopatia non cura niente e che si basa tutta sulla suggestione.

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.00


Forse il suo medico si fida un po' troppo della televisione. Difficilmente chi fa simili affermazioni ha mai preso in mano un libro di omeopatia o ha mai sperimentato egli stesso una cura omeopatica. È ormai ampiamente documentato e scientificamente dimostrato che l'omeopatia è efficace, sia in vitro (colture cellulari, organismi unicellulari, sistemi enzimatici, tessuti perfusi) che in vivo (anfibi e animali a sangue freddo, mammiferi, piante). A livello clinico vi sono studi accurati svolti in ambito ospedaliero ed universitario e pubblicati su riviste mediche di indubbia fama, che comprovano quanto già osservato in due secoli di medicina omeopatica: che questa non ha niente a che fare con alcun effetto 'placebo' (inutilmente invocato da molti denigratori da spettacolo) e che fino a prova contraria 'funziona'. Le malattie che si curano con l'omeopatia sono malattie 'vere' e non banali indisposizioni.

Può la 'suggestione' curare una bronchite? Possono le 'belle parole' o i 'dolci zuccherini' curare una tonsillite purulenta? Può da sola la bella faccia del veterinario omeopatico curare la mastite della vacca? Può un metodo terapeutico basato sulla pura 'suggestione' sopravvivere per ben due secoli, praticato da migliaia di medici, in ambulatori, cliniche e ospedali, su milioni di pazienti in tutto il mondo?

Dottore, sono allergico ai comuni farmaci. Posso assumere i medicinali omeopatici?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.00


Senz'altro. Per almeno due motivi. Primo: i medicinali omeopatici non contengono sostanze allo stato ponderale, cioé sono diluiti a tal punto che nel prodotto finale non esiste praticamente più alcuna molecola della sostanza di partenza. Tale estrema diluizione garantisce la totale innocuità e la assoluta sicurezza, anche per gli allergici. Secondo: proprio la medicina omeopatica è ottimamente indicata per risolvere la sua allergia, sia disintossicando l'organismo dalle tossine farmacologiche, sia ripristinando la sua normale risposta immunologica

Se qualcuno si trova comunque nella necessità di assumere farmaci convenzionali a vita, può lo stesso trarre vantaggio da un'eventuale cura omeopatica?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.00


Si. Molto spesso il vantaggio può consistere nella possibilità di ridurre le dosi dei farmaci, o di contrastarne gli effetti collaterali. La cura omeopatica ottimizza le prestazioni dei sistemi di disintossicazione, per cui l'organismo ha più facilità di smaltire le molecole tossiche. Il fatto che il paziente debba assumere farmaci sostitutivi a vita (insulina per es.) non impedisce che l'omeopatia possa compensare tutti quei sintomi che la malattia stessa comporta e che non vengono curati dal farmaco, elevando notevolmente la qualità di vita

Può fare una lista dei rimedi più comuni da tenere in casa per ogni evenienza?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.00

Succede spesso che quando mio figlio decide di ammalarsi le farmacie siano chiuse o il rimedio prescritto non sia immediatamente disponibile


Tenendo comunque presente che qualunque altro rimedio potrebbe rivelarsi necessario al momento, ecco una generica configurazione "minima" di farmacia domestica (valida anche in viaggio):

 

Aconitum Napellus 6CH

Antimonium Crudum 6CH

Antimonium Tartaricum 6CH

Apis 6CH

Arnica Montana 200K

Arsenicum Album 6CH

Belladonna 6CH

Bryonia Alba 6CH

Cantharis 6CH

Chamomilla 30CH

Colocynthis 30CH

Eupatorium Perfoliatum 6CH

Gelsemium Sempervirens 6CH

Hepar Sulphur 6CH

Ignatia Amara 30CH

Ipeca 6CH

Magnesium Phosphoricum 30CH

Mercurius Solubilis 6CH

Nux Vomica 6CH

Pulsatilla 6CH

Rhus Toxicodendron 6CH

Sulphur 6CH

Calendula Tintura Madre

Arnica Pomata

Eau de Philae

Posso procurarmi un manuale e scegliere da me la cura di volta in volta?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 18.55


Il fatto che l’Omeopatia sia una medicina 'dolce' non comporta automaticamente che sia facile da praticare. Occorrono anni di preparazione per riuscire a capire che tipo di paziente si ha di fronte e di cosa realmente egli abbia bisogno per guarire, e niente di tutto questo si potrà trovare sui tanti manualetti che invitano al fai-da-te omeopatico. Anche in una situazione acuta (erroneamente ritenuta più semplice) non si può prescindere da tutta una serie di considerazioni che inevitabilmente sfuggono al profano. Nonostante quanto appena detto, può essere comunque utile leggersi un manualetto di questi, sia perché si prende confidenza con il ragionamento che sta dietro la scelta di un rimedio, e quindi con l'osservazione dei sintomi, sia perché non sempre il medico è reperibile in una situazione di urgenza: in questo caso, in attesa del medico o di soccorsi, un rimedio tempestivamente somministrato può essere di vitale importanza

Esistono metodi diversi in Omeopatia?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 18.55


Sì, vi sono più approcci possibili, secondo scuole metodologiche che si sono diversificate nel tempo. Esiste infatti l'approccio unicista, che si basa sui presupposti classici dell'Omeopatia, con la somministrazione di rimedi unitari, cioè non miscelati fra di loro; esiste poi quello pluralista, che considera l'utilizzo di più rimedi unitari in alternanza o in sequenza; e infine c'è l'approccio complessista, che miscela nello stesso prodotto più rimedi omeopatici. Aggiungiamo inoltre l'Omotossicologia, che porta avanti l'approccio complessista, con metodologie diagnostiche e farmaci che la distanziano notevolmente dalla Omeopatia classica.

Chi può praticare la Medicina Omeopatica?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 18.55


La prescrizione di medicinali omeopatici è un atto medico, praticabile quindi esclusivamente da medici, cioé da laureati in Medicina e Chirurgia, che siano regolarmente abilitati all'esercizio della professione medica, e che siano iscritti all'albo dell'Ordine dei Medici. Diversamente si configura il reato di esercizio abusivo di professione medica. Accertatevi quindi di affidarvi ad un medico, e non ad un ciarlatano. Ma non basta questo per poter esercitare la Medicina Omeopatica: occorre infatti aver seguito corsi post-universitari di formazione specifica di durata almeno quadriennale, ed essere in continuo aggiornamento.

Posso dire al mio medico curante che mi curo omeopaticamente?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 18.55


Certamente! E che c'è di male? Abbiamo il diritto di scegliere come meglio crediamo il sistema terapeutico che riteniamo giusto per noi e per i nostri cari, anche se questo non rientra nella ortodossia dai più accettata. Se il suo medico curante, come io mi auguro, è persona aperta e di larghe vedute, non farà altro che borbottare benevolmente, in attesa di vedere 'cosa mai combinerà questa omeopatia'. Se poi ha studiato e conosciuto personalmente la Medicina Omeopatica, come sempre più spesso avviene, non potrà far altro che consigliargliela caldamente: scoprirà forse che lui o i suoi cari si curano così. Ma purtroppo non sempre succede; molti medici ancora non hanno avuto l’opportunità di conoscere i vantaggi di questo metodo terapeutico: allora chi, se non i loro stessi pazienti, può farlo loro conoscere nel migliore dei modi possibili, cioé attraverso l'evidenza e la obiettività dei risultati?

Bisogna per forza essere malati per curarsi omeopaticamente?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 18.50


Da quanto detto finora ovviamente no. La predisposizione alle malattie va curata proprio quando apparentemente 'si sta bene'. È in questa fase che è possibile dare il corretto indirizzo allo stato di salute dell’individuo, correggendo le tendenze patologiche che sempre sono presenti durante tutta l'esistenza, anche quando la malattia 'non c'è'

Perché la medicina 'ufficiale' non ha ancora riconosciuto l'omeopatia?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 18.50


La questione è complessa.

Innanzitutto ciò è vero solo in parte, visto che in paesi evoluti come la Germania, Inghilterra, Francia, Svizzera, il riconoscimento è da tempo una realtà, così come l'inserimento nel Servizio Sanitario Nazionale. Da noi i tempi sono più lunghi, per tutta una serie di motivi:

struttura dell'insegnamento universitario, che impedisce ogni conoscenza dell'argomento;

situazione politico-commerciale, che ha visto ministri della sanità attivamente impegnati nell'imprenditoria del farmaco;

disinformazione diffusa, fatta di luoghi comuni e di banalità da rotocalco;

assenza di ricerca avanzata in ambito universitario italiano;

annoso e cronico ritardo culturale rispetto al resto d'Europa;

(non ultimo) scarsa diffusione della lingua inglese in ambito medico;

Nonostante ciò, bisogna anche dire che anche nel nostro paese vi sono forti segnali di progresso:

adeguamento legislativo alle direttive CEE;

riconoscimento del rimedio omeopatico come 'medicinale', quindi registrabile nella Farmacopea Ufficiale e vendibili solo in Farmacia e Parafarmacia;

apertura di Ambulatori omeopatici presso importanti ospedali;

moltiplicarsi di corsi post-laurea in medicina omeopatica, anche presso università;

traduzione e pubblicazione di testi di studio e lavori scientifici;

sensibilizzazione dei media

La medicina omeopatica sostituirà la medicina convenzionale?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 18.50


Scherziamo? Nessuno desidera questo. Ci sarà sempre bisogno di interventi di emergenza e di farmaci salvavita: è bene quindi che il medico abbia sempre conoscenza ed esperienza nell'utilizzo della medicina allopatica nel pronto soccorso. Sono situazioni queste in cui farmaci come il cortisone, per esempio, hanno una ben precisa ragion d'essere. Ma, al di fuori dell'emergenza, la medicina allopatica, soppressiva e coercitiva, deve cedere immediatamente il passo a metodi che riattivino la capacità di guarigione, piuttosto che bloccarla.

Quindi la medicina olistica nulla rinnega, e tutto include nel proprio bagaglio terapeutico.

Una volta che si possiede la chiave per aprire la cassaforte, non c'è più bisogno di scassinarla ogni volta. Ma a volte la chiave può mancare, e quelle volte è lecito aprire con ogni mezzo a disposizione, se la posta in gioco è alta.

Ma come fa a funzionare un medicinale così tanto diluito?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 18.50


L'azione del rimedio omeopatico non si basa su un principio chimico: non contiene infatti più alcuna molecola in grado di agire chimicamente. Da questo punto di vista ha certamente ragione chi sostiene che 'l'omeopatia è acqua fresca'. Chimicamente parlando, ciò è vero. Ma il meccanismo d'azione del rimedio omeopatico non è affatto chimico: si basa piuttosto su fenomeni di tipo fisico, che poco hanno a che vedere con la quantità di molecole presenti. Il rimedio omeopatico veicola un'informazione, esattamente l'informazione occorrente ai sistemi di regolazione dell'organismo per correggersi e quindi guarire. È come se noi inserissimo nel computer un dischetto, con il programma e i dati per 'riparare' i programmi difettosi o bloccati. Bisogna quindi abbandonare il terreno della chimica, per entrare invece nel mondo della fisica e della biocibernetica. Si ipotizza che fenomeni di tipo quantistico, ondulatorio, di risonanza, siano implicati nell'effetto terapeutico dell'omeopatia, come suggerito da accurate misurazioni di laboratorio (spettrofotometria, risonanza magnetica nucleare, ecc.).

Purtroppo molti si fermano alla domanda 'come funziona' senza prima porsi la domanda 'se funziona': per il 'se' la risposta già esiste, per il 'come' stiamo ancora aspettando una risposta definitiva.

Chi è preso dall'ansia all'idea di non sapere 'come funzioni' il rimedio che sta prendendo è bene forse che stia lontano dall'omeopatia; ma è bene pure che stia lontano da qualunque altro farmaco, visto che non si conoscono affatto tutte le modalità d'azione dei farmaci chimici (salvo scoprirlo dolorosamente anni dopo la commercializzazione)


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