OMEOPATIA

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Va bene per i bambini?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.30


Qualunque età della vita può trarre giovamento dall'omeopatia, ma l'infanzia in modo particolare, che rappresenta l'età ideale per questo tipo di cura.

Proprio sui bambini la cura omeopatica si rivela dolce, potente e sicura; l'organismo dei piccoli pazienti reagisce infatti prontamente allo stimolo terapeutico, rinforzandosi e diventando quindi meno suscettibile ad ammalarsi. Inoltre la cura omeopatica risulta loro gradevole e ben accetta.

l'Omeopatia è una medicina preventiva?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.30


La vera prevenzione consiste nel curare la predisposizione alla malattia.

L'Omeopatia permette di capire quali siano le tendenze patologiche del paziente, cioè verso quali disturbi è predisposto, ancora prima che questi si manifestino.

La cura omeopatica è una terapia costituzionale, che migliora le difese, incrementa la resistenza alle malattie, migliora lo stato generale, migliora l'atteggiamento psichico dell'individuo.

Troppo spesso gli effetti della medicina convenzionale si rivelano incompleti e transitori, o addirittura deleteri per la salute del paziente. L'Omeopatia invece non si accontenta di lenire i sintomi ma mira a identificare e neutralizzare le cause profonde della malattia, impedendo o diradando le recidive.

Cosa cura l'Omeopatia?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.25


Non è possibile fornire un preciso elenco delle patologie curabili, perchè innanzitutto ciascun caso va considerato di volta in volta, e poi perchè prima della malattia l'Omeopatia cura il Malato, indipendentemente dal 'nome' della patologia di cui soffre.

Non è esatto dire che cura tutto, però si può senz'altro affermare che il suo campo d'azione è vasto, proprio perchè si interessa dell'Uomo inteso nella sua totalità, nel tutt'uno comprendente corpo, emozioni e mente.

Si può inoltre dire che cura sia le malattie organiche che quelle funzionali, sia le acute che le croniche.

Ci può dire in poche parole che cos'è il metodo omeopatico?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.25


Il metodo omeopatico consiste essenzialmente di due fasi:

Una prima fase, in cui si raccolgono i dati tossicologici sugli effetti di varie sostanze sull'organismo (provings), effetti che possono essere di tipo fisico, emozionale, mentale. Questi dati, raccolti in due secoli di lavoro (che ancora continua) e compilati in maniera opportuna in apposite banche dati (materie mediche), costituiscono il materiale di studio del medico, la base di conoscenza dalla quale partire per iniziare lo studio del paziente.

Seconda fase, la visita: il medico esamina il paziente in dettaglio e nella totalità dei suoi sintomi (ripeto, fisici, emozionali, mentali), la sua 'attualità' e la sua 'storia'; questo al fine di individuare esattamente la sostanza che ripropone un quadro 'simile' a quello del paziente e di somministrarla in dose estremamente diluita (milioni o miliardi di volte) e dinamizzata (meccanicamente attivata mediante succussioni sequenziali)

Non è un po' assurdo dare al malato la sostanza che riproduce i suoi stessi sintomi?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.25


Innanzitutto, non si dà la sostanza che produce 'gli stessi sintomi' ma quella che riproduce un quadro 'similare', che ricalca le caratteristiche di presentazione dei sintomi del malato. Inoltre in dose così piccola da non produrre alcun effetto collaterale. È ovvio quindi che certamente non si somministra al malato la sostanza che lo ha fatto ammalare, come molti credono. Bisogna invece trovare quel rimedio che rispecchia in modo analogico l'insieme dei sintomi del paziente, e quello sarà capace di portare l'informazione corretta ai suoi sistemi di regolazione. In ultima analisi, come sta comprendendo pure la medicina moderna, i sintomi non sono la malattia ma rappresentano lo sforzo dell'organismo per adattarsi o difendersi in situazioni di stress, tossicità o infezione. Non sempre questi sforzi hanno successo, e per questo è necessario aiutare i sistemi biocibernetici di difesa e regolazione dell'organismo con sostanze che in un certo senso ne 'imitino' i sintomi, che ne ricalchino le modalità e le caratteristiche peculiari. In questo senso si comprende la funzione del rimedio omeopatico di veicolare l'informazione mancante o alterata, quell'informazione necessaria al corretto 'schema informativo' per il recupero della salute. Quindi, ripeto, non si va nella direzione della malattia ma nella direzione delle difese dell'organismo, che attendono solo di essere regolate e aiutate e non contrastate o bloccate da farmaci 'contro' o 'anti'.

Come mai la confezione dei rimedi omeopatici non riporta la composizione, le indicazioni, ecc.?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.25


Innanzitutto c'è da dire che la denominazione stessa del rimedio è la sua composizione. Mi spiego: quando leggiamo sulla confezione, per esempio, "LYCOPODIUM CLAVATUM 30CH", vuol dire che quel rimedio è stato ottenuto proprio dalla sostanza 'Lycopodium clavatum' (Licopodio), portata alla diluizione 30a Centesimale Hahnemanniana (30CH). Non c'è altro da cercare. La composizione è proprio lì in bella vista.

Secondo, le indicazioni. Come ho già accennato altrove, in omeopatia non esistono le specifiche indicazioni a cui siamo stati abituati dalla medicina convenzionale. Questo perché un rimedio viene scelto e prescritto non secondo la definizione della patologia del paziente, ma piuttosto secondo le peculiarità con cui lo stesso paziente manifesta i sintomi. Quindi non avrebbe molto senso un elenco di tutte le malattie che un certo rimedio può curare, e non risulterebbe né pratico né utile allegare ad ogni confezione i sintomi caratteristici del rimedio (che a volte possono occupare un intero volumetto)

Come viene fatto il rimedio omeopatico?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.25


Il rimedio omeopatico è il risultato di due processi: diluizione e dinamizzazione.

Si parte da una sostanza di base proveniente da uno dei tre regni della natura (minerale, vegetale, animale); questa viene diluita in modo sistematico e crescente, secondo una serie di passaggi ben precisi. Ad ogni passaggio si effettua una dinamizzazione, cioè si imprimono alla soluzione forti scosse meccaniche (succussione), allo scopo di attivarla.

Generalmente la diluizione viene effettuata secondo passaggi centesimali, cioè di volta in volta di uno a cento: si prende una goccia della tintura madre e la si diluisce con 99 gocce d’acqua e alcool (Prima Centesimale Hahnemanniana, 1CH). Di questa soluzione, dopo la succussione, si prende una goccia e si diluisce anche questa in 99 gocce di acqua e alcool (2CH), e così via, fino ad arrivare alla potenza richiesta.

Per potenze molto alte (200, 1000, 10.000, ecc.) si adopera in genere il metodo di Korsakov: ad ogni passaggio la soluzione ottenuta si getta via dal flacone, e le gocce che rimangono adese alle pareti di vetro diventano materiale di partenza per la soluzione successiva. Anche qui il rapporto di diuizione è di 1 a 100, quindi la potenza del rimedio è sempre centesimale, ma la dicitura sulla confezione acquista il suffisso 'K' (200K, MK, XMK, ecc.).

Un tipo diverso di diluizione è quello adottato per le potenze 'cinquantamillesimali' (LM), dove il rapporto fra soluto è solvente non è più 100 ma 50.000.

Qualunque sia il metodo di preparazione usato, con la soluzione ottenuta si impregnano dei granuli di lattosio, che costituiscono usualmente il veicolo finale del rimedio omeopatico.

La denominazione del rimedio, riportata sulla confezione, è composta da:

1. Nome della sostanza di base (in lingua latina).

2. Potenza (il grado e il tipo di diluizione)

Rifacciamo l'esempio precedente: Lycopodium clavatum 30CH.

"Lycopodium clavatum" è il termine latino che indica la sostanza di partenza. Spesso, come in questo caso, accanto al nome ("Lycopodium") vi è un cognome ("clavatum"), che può anche a volte essere omesso sulla confezione o sulla ricetta. Non preoccupatevi, perché i casi di omonimia sono pochi in omeopatia, e tutti facilmente distinguibili.

"30CH" indica in codice quante volte è stata diluita quella sostanza e in che modo.

Vediamo ora in sintesi il significato delle più comuni abbreviazioni:

T.M. (Ø) Tintura Madre

4DH (D4) Quarta Decimale Hahnemanniana

6DH (D6) Sesta Decimale Hahnemanniana

6CH Sesta Centesimale Hahnemanniana

30CH Trentesima Centesimale Hahnemanniana

200CH Duecentesima Centesimale Hahnemanniana

200K Duecentesima Centesimale Korsakoviana

MK Millesima Centesimale Korsakoviana

XMK Decimillesima Centesimale Korsakoviana

LMK Cinquantamillesima Centesimale Korsakoviana

CMK Centomillesima Centesimale Korsakoviana

6LM Sesta Cinquantamillesimale

30LM Trentesima Cinquantamillesimale

Ho visto che in omeopatia non esistono solo i granuli; quante modalità di preparazione esistono?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.25


Elenchiamo le forme che più frequentemente può assumere un rimedio omeopatico:

Granuli

Sferette di saccarosio del diametro di 3,5 mm, sono contenuti nei tubetti multidose (6CH, 30CH, ecc.). Vanno prelevati con il tappo dosatore.

Globuli

Più piccoli (1,5 mm), riempiono i tubetti monodose (le cosiddette dosi uniche), quali le 200K, MK, XMK, ecc.

Sono contenuti anche nelle capsule delle cure mensili (6K-MK, 6-30LM).

Tintura Madre

È una soluzione alcolica concentrata della sostanza di partenza. Si può utilizzare sciolta in acqua (10-20-30 gocce in mezzo bicchiere), oppure così com'è (per applicazioni locali, per esempio).

Gocce

Compresse

Fiale iniettabili

Sciroppo

Pomata

Gel

Spray

Polvere

Ovuli

Candelette vaginali

Supposte

Collirio

Ampolle

Come mai i granuli sono tutti uguali?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.20


Apparentemente i rimedi omeopatici sembrano in effetti tutti uguali: la palline sono tutte bianche, hanno tutte lo stesso sapore, nulla le distingue se non il nome sulla confezione. La risposta sta nel fatto che le sferette di lattosio (una varietà di zucchero) altro non sono che il veicolo del rimedio omeopatico vero e proprio. Il processo di preparazione del farmaco omeopatico avviene in fase liquida, cioé attraverso diluizioni successive di una soluzione base, e soltanto della soluzione finale vengono impregnati i granuli e i globuli, che fungono quindi soltanto da vettore. C'è da aggiungere che il granulo di lattosio è solo una, sebbene la più comune, delle tante forme farmaceutiche attraverso cui può essere il medicinale omeopatico può essere veicolato (gocce, fiale, pomata, spray, collirio, sciroppo, ecc.)

Se inavvertitamente assumo qualche granulo in più di quelli prescritti, devo preoccuparmi?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.20


L’omeopatia non funziona secondo un principio di quantità, per cui non ha alcuna importanza se vengano assunti tutti i globuli o meno. Specie con i bambini questo può accadere frequentemente, ma non è un problema.

In questo caso la quantità non è essenziale. Non è possibile il sovradosaggio in omeopatia, poiché il meccanismo d’azione non è chimico: il rimedio è solo veicolo di informazione

Ma a cosa devo rinunciare durante la cura?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.20


Molto spesso si sente dire che la terapia omeopatica comporti rinuncie e privazioni: niente di più falso. Di per sé l'omeopatia non consiste nella rinuncia a questo o a quello; può accadere invece che il medico individui nel paziente come causa o concausa della malattia un'abitudine errata, un qualcosa che il paziente fa o non fa e che lo danneggia. A questo punto sta al paziente scegliere se prendersi o no responsabilità della sua salute, e sostituire l'abitudine dannosa con una positiva. A volte si potrà rilevare la presenza di un'intolleranza alimentare: la temporanea sospensione dell'alimento non ha niente a che fare con l'omeopatia in se, ma senza dubbio facilita i meccanismi di guarigione.

Si trova spesso scritto di astenersi durante la cura da cose come aglio, cipolla, basilico, ecc. Molto è in realtà 'mitologia omeopatica' senza fondamento: l'importante è che nel momento di assunzione del rimedio non vi siano interferenze con odori, sapori e aromi. Molto più importante invece è l'evitare il contatto con sostanze chimiche di sintesi, che inevitabilmente bloccano o attenuano l'azione del rimedio.

Chi fuma non per questo deve rinunciare a curarsi con l'omeopatia: basta che almeno in prossimità dell'assunzione dei rimedi eviti di fumare (se poi smette del tutto, tanto meglio).

Posso prendere altri farmaci durante la cura omeopatica?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.20


Durante il periodo di cura è bene evitare l'assunzione di qualunque prodotto farmaceutico convenzionale (salvo diversa indicazione del medico), poichè questi possono inibire almeno in parte l'azione del rimedio omeopatico.

Per lo stesso motivo sospendere anche l’uso di prodotti cosmetici medicati, pomate, unguenti, lozioni, inalanti, ecc., in attesa del parere del medico.

Si tenga ben presente che i farmaci convenzionali possono inficiare l'efficacia della cura omeopatica.

Invece i medicinali omeopatici non interferiscono con i farmaci convenzionali: quindi chi si cura con l'omeopatia può decidere in qualsiasi momento di sospendere la terapia omeopatica per ricorrere alle terapie convenzionali. La cura omeopatica in questo caso perderebbe però gran parte della sua efficacia.

In alcuni casi di emergenza potrà rendersi necessario il ricorso a farmaci salvavita (cortisone, antibiotico, ecc.), ma solo e soltanto quando la situazione comporta effettivamente pericolo immediato e non sia disponibile altra soluzione. Si tratta di casi eccezionali, mentre la stragrande maggioranza dei casi viene brillantemente risolta con l'omeopatia o altri rimedi naturali.

Il paziente dovrebbe decidere in che modo curarsi: se vuole seguire una strada naturale o chimica. Non si può stare su tutti e due i binari. Meglio lasciar perdere l'omeopatia piuttosto che seguire approcci ibridi (anche se di moda).

Vi sono però situazioni in cui non è possibile sospendere di colpo i farmaci: pazienti che da anni assumono cronicamente farmaci di mantenimento (antipertensivi, cardiotonici, antidiabetici, psicofarmaci) possono iniziare la cura e contemporaneamente continuare ad assumere i vecchi farmaci, riducendone progressivamente le dosi fino alla completa eliminazione, secondo le modalità che il medico riterrà opportune

Se in farmacia non è disponibile la potenza prescritta, posso prendere quello che c'è?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.20


Quando il medico sceglie per un paziente un certo rimedio, sceglie anche la sua potenza più indicata, cioé la diluizione del farmaco che maggiormente è in grado di suscitare la risposta dell’organismo. Quindi la potenza non è affidata al caso, ma è frutto di un ragionamento clinico. Il farmacista esperto non cambia di testa sua la prescrizione secondo le disponibilità di magazzino, ma invita il paziente ad attendere o a chiedere chiarimenti al medico.

I rimedi omeopatici hanno una scadenza?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.20


Per legge la scadenza è fissata a cinque anni, anche se comunque, se ben conservato, il rimedio omeopatico ha teoricamente una scadenza indefinita. Le Tinture Madri invece, una volta aperte, scadono dopo circa sei mesi.

Come si devono conservare i rimedi?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.20


Innanzitutto vanno tenuti lontano dalla luce, in un luogo riparato, fresco e asciutto. Poi bisogna fare attenzione a che non siano esposti a vapori di sostanze chimiche volatili (tipo canfora, naftalina, cloroformio, ecc.) o fortemente aromatiche (solventi, essenze, profumi, ecc.).

Il calore può disattivare i rimedi omeopatici, per cui si raccomanda di non lasciarli mai in automobile, per esempio.

I rimedi sono poi sensibili ai campi elettrici e magnetici: pertanto non vanno tenuti nelle immediate vicinanze di televisori, frigoriferi, forni a microonde, altoparlanti, trasformatori, cellulari, telefoni cordless, ecc.

Consiglio a tutti di tenerli ordinati in una cassettina apposita, e di farne un inventario su un foglio, in ordine alfabetico, da aggiornare ogni tanto. Ne scoprirete l’utilità con l’andar del tempo, quando la piccola farmacia domestica sarà cresciuta e vi troverete nella necessità di sapere rapidamente se un certo rimedio c'è o meno in casa

Se durante la cura prendo un'influenza o soffro di qualche disturbo posso prendere qualche farmaco?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.20


Visto che già si sta curando omeopaticamente, le conviene utilizzare anche per questi casi un rimedio omeopatico, senza necessità di ricorrere ai soliti farmaci. Questi potrebbero infatti bloccare la guarigione in corso, rendendo necessarie poi altre cure per 'sbloccarla'.

Quindi, innanzitutto, resistete alla tentazione di prendere subito farmaci (omeopatici o allopatici che siano) senza aver consultato il vostro medico. Ripeto, non assumete farmaci di vostra iniziativa; informate piuttosto il medico della vostra indisposizione.

Prima di consultare il medico, è preferibile aver già preso nota dei sintomi così come vengono avvertiti o presentati, facendo particolare attenzione alle modalità d'insorgenza del disturbo, alle sue caratteristiche, alle modalità di aggravamento e miglioramento, al grado di sete, di sudorazione, all'aspetto della lingua, alla temperatura, all'alvo, alla diuresi, allo stato emotivo, e a tutto quanto risulti nuovo ed insolito nello stato di malattia.

Mantenete a portata di mano l'elenco con i rimedi disponibili in casa, e sappiate riferire il nome e la potenza dell'ultimo rimedio assunto

Se a mio figlio sale la febbre, come devo comportarmi?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.15


Niente paura. La febbre non è una malattia ma solo la risposta difensiva dell'organismo nei confronti dell'agente patogeno. L'omeopatia permette di eliminare la febbre perché va alla radice del problema, allo squilibrio primario, e la temperatura quindi calerà perché non ce n'è più bisogno e non perché l'abbiamo soppressa chimicamente.

In pratica, in attesa del medico, bisogna osservare bene il bambino e raccogliere quanto c'è di nuovo nel suo attuale stato (sete, sudorazione, ecc.), così da permettere al medico di scegliere il rimedio 'su misura' del piccolo paziente e sulla condizione del momento. Il medicinale omeopatico ben scelto indurrà una rapida risposta di guarigione, che non vuol dire necessariamente brusco calo della temperatura (ricordiamo che la febbre è il primo... antibiotico naturale): il bambino si sentirà subito meglio e spesso nel giro di una nottata non avvertirà più alcun disturbo.

E' vero che può esserci un 'aggravamento' iniziale dei sintomi?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.15


Chiariamo innanzitutto che la cura omeopatica non comporta alcun 'aggravamento', né effetto collaterale di alcun genere. Piuttosto può succedere a volte che la guarigione dell'organismo comporti una iniziale eliminazione di tossine, il che può avvenire tramite una diarrea, o una minzione più frequente, o una sudorazione abbondante, o una febbre. A volte i primi giorni ci si potrà sentire più stanchi, o più nervosi, più sonnolenti o più insonni; qualche dolore può accentuarsi; qualche vecchio sintomo dimenticato può fare ricomparsa. Sono tutti fenomeni passeggeri, segno di una buona reazione dell'organismo e dell'avviata guarigione (e della buona scelta del rimedio). Tale fase di disintossicazione è estremamente benefica, e va rispettata senza ricorrere a farmaci sintomatici.

Dove posso reperire i medicinali omeopatici?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.15


Nelle Farmacie e Parafarmacie. Tutte le farmacie possono distribuire rimedi omeopatici (non esistono infatti 'farmacie omeopatiche'), anche se non tutte sono ancora pienamente attrezzate per la distribuzione; a volte può capitare che il rimedio prescritto manchi e che occorra ordinarlo (la consegna in genere è in giornata).

Come posso somministrarli ai bambini piccoli?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.15


Se il piccolo è in grado di trattenere per un po’ i granuli in bocca, allora basta lasciar cadere tre granuli sulla lingua, lasciando che il bambino li succhi. Se li mastica, li inghiotte o li sputa, non fa niente: l’importante è che sia avvenuto il contatto con la mucosa della bocca.

Se invece il bambino è molto piccolo (lattante, per esempio) allora conviene usare il biberon, in questo modo:

1. Riempite per tre quarti il biberon di acqua minerale non gasata, leggermente tiepida.

2. Versate 10 granuli nell’acqua, chiudete con la tettarella, e attendete che si sciolgano un po’.

3. Quindi scuotete energicamente il biberon sul tavolo per una decina di volte, e somministrate un sorso al piccolo, con la frequenza prescritta dal medico. Ricordatevi di scuotere sempre il biberon prima di ogni somministrazione.

Il biberon deve essere assolutamente pulito, meglio se sottoposto a bollitura o a vapore (evitare i disinfettanti chimici).


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