OMEOPATIA

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Ma a cosa devo rinunciare durante la cura?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.20


Molto spesso si sente dire che la terapia omeopatica comporti rinuncie e privazioni: niente di più falso. Di per sé l'omeopatia non consiste nella rinuncia a questo o a quello; può accadere invece che il medico individui nel paziente come causa o concausa della malattia un'abitudine errata, un qualcosa che il paziente fa o non fa e che lo danneggia. A questo punto sta al paziente scegliere se prendersi o no responsabilità della sua salute, e sostituire l'abitudine dannosa con una positiva. A volte si potrà rilevare la presenza di un'intolleranza alimentare: la temporanea sospensione dell'alimento non ha niente a che fare con l'omeopatia in se, ma senza dubbio facilita i meccanismi di guarigione.

Si trova spesso scritto di astenersi durante la cura da cose come aglio, cipolla, basilico, ecc. Molto è in realtà 'mitologia omeopatica' senza fondamento: l'importante è che nel momento di assunzione del rimedio non vi siano interferenze con odori, sapori e aromi. Molto più importante invece è l'evitare il contatto con sostanze chimiche di sintesi, che inevitabilmente bloccano o attenuano l'azione del rimedio.

Chi fuma non per questo deve rinunciare a curarsi con l'omeopatia: basta che almeno in prossimità dell'assunzione dei rimedi eviti di fumare (se poi smette del tutto, tanto meglio).

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