OMEOPATIA

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Non un po' assurdo dare al malato la sostanza che riproduce i suoi stessi sintomi?

Pubblicato il 11 maggio 2016 alle 19.25


Innanzitutto, non si dà la sostanza che produce 'gli stessi sintomi' ma quella che riproduce un quadro 'similare', che ricalca le caratteristiche di presentazione dei sintomi del malato. Inoltre in dose così piccola da non produrre alcun effetto collaterale. È ovvio quindi che certamente non si somministra al malato la sostanza che lo ha fatto ammalare, come molti credono. Bisogna invece trovare quel rimedio che rispecchia in modo analogico l'insieme dei sintomi del paziente, e quello sarà capace di portare l'informazione corretta ai suoi sistemi di regolazione. In ultima analisi, come sta comprendendo pure la medicina moderna, i sintomi non sono la malattia ma rappresentano lo sforzo dell'organismo per adattarsi o difendersi in situazioni di stress, tossicità o infezione. Non sempre questi sforzi hanno successo, e per questo è necessario aiutare i sistemi biocibernetici di difesa e regolazione dell'organismo con sostanze che in un certo senso ne 'imitino' i sintomi, che ne ricalchino le modalità e le caratteristiche peculiari. In questo senso si comprende la funzione del rimedio omeopatico di veicolare l'informazione mancante o alterata, quell'informazione necessaria al corretto 'schema informativo' per il recupero della salute. Quindi, ripeto, non si va nella direzione della malattia ma nella direzione delle difese dell'organismo, che attendono solo di essere regolate e aiutate e non contrastate o bloccate da farmaci 'contro' o 'anti'.

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